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Spazio sull'Arte a cura di Leonardo Marrone

Seguire o meglio inseguire il calendario di tutte le mostre in corso o in programma in Italia rimanendo sempre aggiornati e' impresa assai ardua. Cercheremo comunque in questo spazio di fare del nostro meglio curando periodicamente una panoramica stagionale sui principali eventi legati all'arte italiana sia in Italia che in Giappone. Questo spaziando chiaramente dall'arte antica e classica alle espressioni piu' moderne degli artisti italiani contemporanei.

Cecco Bonanotte

restauri e riqualificazione della tomba di Ottaviano
Nuovi scavi allfAugusteo
Roma

Frammenti di storia a ridosso e nel cuore e a ridosso del mausoleo, sepoltura del "divo"
Augusto - dai marmi antichi alla scala dellfAuditorum del 1936... approfondisci

ipotesi di riqualificazione del mausoleo La sepoltura di Ottaviano Augusto (63 a.C. - 14 d.C.) ef stata vittima da sempre dei soprannomi piuf irriverenti come quello, ad esempio, di "dente cariato". Questo soprattutto a causa delle condizioni di abbandono e indifferenza in cui ha versato per secoli.
Per alcuni studiosi il mausoleo ef oggi piuf simile alla metaforica e alla piuf nobile immagine di un gigante, una gcreatura di pietrah dunque, che si libera di quintali di terra, degli strati stessi della storia e della vegetazione invadente. E stavolta il comune di Roma fa sul serio: la Sovrintendenza sta infatti portando avanti un doppio intervento (di recupero e di rivalutazione) che interverraf sensibilmente sul progetto fallito della piazza realizzata negli anni Trenta. Gli scavi porteranno inoltre al recupero di migliaia di marmi che il mausoleo conserva al suo interno.
Bisogna perof prima tirarlo fuori dalla "buca" dove ef infossata tutta la piazza. Le differenze di livello tra il suolo antico e quello attuale (innalzato anche dagli argini dei muraglioni) hanno mortificato ulteriormente questo celebre e sfortunato monumento, inabissandolo e trasformandolo nel centro di uno spazio vuoto, senza significato. Mettendolo a confronto poi con l'altro grande mausoleo romano, quello di Adriano, divenuto base di Castel Sant'Angelo, si comprendono ancora meglio i problemi della situazione attuale del monumento. Domandandosi, ad esempio, quale dei due appaia il piu' grande a prima vista, la risposta probabilmente sembrerebbe scontata: lfAdrianeo. Ma non lo ef. L'impressione infatti inganna quasi tutti gli osservatori. Il cilindro di Augusto misura 87 metri di diametro; quello di Adriano, invece, solo 64.

l'antico porto di RipettaIl mausoleo si trova difatti a circa cinque metri al di sotto del piano stradale moderno e il palazzo piu' distante ef a una sessantina di metri. Questa disposizione non lo ha certo aiutato a farlo risorgere come il centro di un parco archeologico, idealmente integrato al porto di Ripetta questfultimo distrutto alla fine dellfOttocento (n.b. altro sito che potrebbe riemergere dopo questi nuovi scavi).
Per avere piu' spazio la soluzione proposta ora e', insieme ad una serie di interventi minori: lfabbattimento di due dei quattro palazzi che fanno parte della risistemazione voluta, alla fine degli anni Trenta, da Ballio Morpurgo per la piazza; la liberazione dell'Augusteo; la sostituzione di Ponte Cavour con un paio di ponti pedonali.

l'AuditoriumBisogna anche osservare che le vicissitudini di questa preziosa zona di Roma non sono altro che i tanti episodi di una lunga storia, di infiniti riciclaggi. Lo stesso mausoleo in qualche modo ce la racconta, proprio oggi, attraverso i suoi tesori nascosti. Saccheggiato come una cava di travertino, fortificato dai Colonna, coltivato a vigna, trasformato prima in un popolaresco anfiteatro ottocentesco, il Corea, e poi nel primo auditorium della Capitale, con una sala concerto da 3.500 posti chiusa nel '36 e da molti rimpianta (ricordiamo le parole, in merito, del celebre direttore dforchestra, Carlo Maria Giulini "L'acustica era perfetta, il suono pastoso, l'architettura superba").

il disastroso progetto del duceLe architetture disegnate da Morpurgo, ma dettate direttamente dal duce, ci hanno infine gregalatoh una rotatoria monumentale, con tanti angoli da svoltare. Non ef certo un luogo che invita perof ad essere fruito, visitato. Ci si passa; ma per andare altrove, in Via Ripetta o sul Corso, in Via Tomacelli o sul Lungotevere. Il porticato e' alto e gelido. Tanto che, estetica a parte, anche i senzatetto, quando non piove, preferiscono andare a dormire all'aperto, nelle aiuole del fossato.

Se poi consideriamo anche le polemiche che hanno accompagnato lfedificazione del progetto di Meier come protezione allfAra Pacis (1), ci si rende conto che un intervento, oltre che dovuto, ef proprio necessario. Previsti, quindi, oltre al riassetto del cuore della zona, la possibiltaf di rivedere alcune scelte dell'architetto americano; la salvaguardia con un progetto di rivalutazione di questi due sfortunati monumenti - il Mausoleo e la sua ara (2) -; la riqualificazione della vicina chiesa di San Rocco e dellfaltrettanto funestato porto di Ripetta, venuto giaf in parte alla luce con i recenti lavori allfAra Pacis. Ipotizzabili poi anche gli interventi al ponte Cavour, sui giaf citati edifici di epoca fascista e su alcune zone attigue.

Come andraf a finire? Ef giusto intervenire sul progetto irrisolto di Morpurgo (il cui livello non ef neanche minimamente paragonabile a quello di Speer, ai tempi di Hitler) e la ggabbiah futuristica di Meier? Ef piuf importante liberare la piazza e quindi restituire la propria dignitaf ad una delle piuf importanti testimonianze della storia di Roma (lfAugusteo e la sua piazza) o mantenere il disordine gequilibratoh del progetto gdilettantisticoh, realizzato al risparmio dal duce?

Voi che ne pensate?

(1) Critiche alle quali in parte ci associamo. Piuf di qualcuno ha definito il gmostroh di Meier, guna pompa di benzina; una pizzeria di Dallas; totalmente scellerato, sia da un punto di vista estetico che logistico, per non parlare poi dei recenti problemi dovuti allfalterazione del microclima allfinterno della costruzione che starebbe danneggiando anche lfAra Pacis stessah.

(2) lfAra Pacis (lfAltare della Pace eretto tra il 13 e il 9 a.C.) come la vediamo oggi, splendido esempio dellfarte ufficiale del periodo della dittatura pacifica di Ottaviano e sua privata auto celebrazione, fu ritrovata negli scantinati di un palazzo nei pressi del Corso e poi ricomposta nella sua nuova sede solo alla fine degli anni Trenta dello scorso secolo.


chiudi scavi nell'Augusteo



Antonio Ligabue - Mostra a Milano
Antonio Ligabue, L'Arte difficile di un pittore senza regola
Milano

Il critico dfarte Vittorio Sgarbi nel catalogo realizzato per questa mostra dedicata a Ligabue
conclude il suo intervento defininendolo "l'ultimo artista...  approfondisci

Antonio Ligabue - LfArte difficile di un pittore senza regola

Ligabue in sella a una delle sue adorate motociclettevaso con fioriIl critico dfarte Vittorio Sgarbi nel catalogo realizzato per questa mostra dedicata a Antonio Laccabue, al secolo gLigabueh (1899-1965), conclude il suo opinabile ma importante intervento defininendolo "'ultimo artista veramente nazionalpopolare e per di piu' padano". E sempre di Sgarbi la critica secondo cui "Ligabue e' un vero primitivo, amato dal pubblico e rifiutato dai critici con la puzza sotto il naso che si innamorano della merda d'artista di Manzoni e dell'orinatoio di Duchamp." Critiche molto forti per un artista estremo, volente o nolente un outsider, con tutti i suoi drammi, nella vita e nel mondo dellfarte. Uno dei grandi artisti nel Novecento italiano, forse tra quelli tristemente e dannatamente trascurati soprattutto dalla critica ufficiale. Grazie a questa meravigliosa mostra, accolta nelle sale di Palazzo Reale a Milano, la memoria di questo artista vive un momento di rinascita e di dovuto tributo, incontrando il grande pubblico (ironia a parte, certamente non solo gpadanoh!) in una carrellata di ben oltre duecento dipinti, praticamente un quarto dell'intera produzione pittorica di Ligabue, dagli inizi, intorno agli anni venti, fino alla morte sopraggiunta nel 1965; ma anche diversi disegni, sculture in bronzo e alcune incisioni. I soggetti ripercorrono tutto lfimmaginario esotico e delle visioni gbucolicheh di Ligabue, ripetuti in alcuni casi infinite volte e in molte varianti, con morbosa sperimentazione: animali di ogni genere, soprattutto tigri, leopardi, leoni o le cosiddette gvedove nereh; per l'artista erano forse tutti simboli di una realta' lontana, ignota e molto diversa dal proprio quotidiano e distante dai drammi del presente. Miraggi espressi con una tecnica talvolta non soltanto semplice e sommaria ma anche di reale poverta' tecnica; ma sempre pregni di una componeautoritrattote espressiva e di una carica emotiva fortissima. Le sue pitture erano e sono ancor oggi, messaggi diretti, al fruitore; figurazioni della propria infermitaf, mentale, presunta, ipocondriaca, autolesionista. Ma ef anche per tutti questi aspetti che la sua pittura diviene cosi universale, gespressionisticah. Entrando piuf strettamente nellfosservazione degli aspetti puramente tecnici del suo modo di elaborare la pittura su tela, alcuni individuano in Ligabue una forte influenza di Henri Rousseau, il Doganiere, il maestro di Laval vissuto tra Ottocento e Novecento; e soprattutto, analogamente, Ligabue viene identificato nel prototipo dell'artista gingenuo e genialeh, a suo modo gnaifh. In mostra sono presenti ancheritratto di donna alcune Interessanti scene di vita campestre e di caccia,oltre a una importante serie di autoritratti nei quali Ligabue si gtravesteh, idealmente, da Van Gogh. E in questi egli rivela, rispetto agli autoritratti piuf ieratici del maestro olandese, una piuf spontanea - o inconscia? - e piuf sottile autoironia (vedi il ritratto con la mosca). Una ottima occasione per avvicinarsi ad un gmaestroh praticamente misconosciuto al grande pubblico e spesso sottovalutato dalla critica, con una ottima e piuttosto esauriente mostra monografica a lui dedicata. Questfultima, ponte ideale con la prima personale ufficiale dellfartista, allestita alla Galleria La Barcaccia a Roma, nellformai lontano 1961.

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Ultime scoperte archeologiche a Veio e a Fukuoka
Veio: Archeologia sotto la spazzatura
Roma

Un prezioso mosaico e' stato scoperto nel parco di Veio sepolto non solo dalle stratificazioni
della storia ma bensi sommerso da tonnellate di calcinacci, di piastrelle... approfondisci

Danza Marina - Parco di Veio (Roma) Aprile 2008
Un prezioso mosaico e' stato scoperto nel parco di Veio sepolto non solo dalle stratificazioni della storia ma bensi sommerso da tonnellate di calcinacci, di piastrelle sbeccate, di gabinetti rotti, di una discarica abusiva, a cielo aperto e in continuo accrescimento. La prima scoperta e' stata il mosaico con una gdanza marinah molto simile ad un'altro presente nelle terme di Nettuno a Ostia. Probabilmente appartiene a un impianto termale di una stazione di posta. Gli ambienti riportati alla luce di questo edificio pubblico dalla lunga vita sono sei in tutto; sulle sue strutture di meta' II e inizi III secolo d. C. . Nell'alto medioevo vennero costruite altre stanze. Adesso c'e' lLesigenza di proteggere un mosaico e le pareti intonacate dallLattacco dei ladri d'arte e dei vandali. Restaurati i reperti saranno di nuovo ricoperti, in attesa di nuovi fondi sperando che un giorno si possa musealizzare tutta lfarea e i suoi tesori. Oggi non e' possibile.

Un doveroso Post Scriptum
Scavi archeologici a Gion Machi, FukuokaLa scoperta del bello e importante mosaico di Veio ci offre lfoccasione per un piccolo confronto con dei fatti che ci sono sembrati simili, avvenuti qui a Fukuoka recentemente. Avvenimenti che purtroppo si verifano e continuano a verificarsi in un pof tutto il Giappone. Una premessa: In Italia, a causa del lassismo delle istituzioni, della paura di aggressioni e deturpamenti, molte zone archeologiche scoperte, per non essere lasciate incustodite, vengono ricoperte in attesa dei fondi necessari per la ricerca e per il mantenimento. Queste aree, almeno sulla carta, sono protette da una serie di leggi molto ferree e da precisi piani regolatori. In Giappone (e purtroppo anche in altri paesi in Oriente) si para una realtaf tuttfaltro che rosea e rassicurate in merito. Con lo stesso zelo e la stessa metodicitaf con i quali in Giappone, in altri casi, si procede, si protegge e si tutela (tanti sarebbero i casi che si potrebbero citare nella vita di tutti i giorni che ci fanno ammirare la funzionalitaf di questo paese e di molte sue strutture sociali) allo stesso modo si distrugge, programmaticamente. Noi che viviamo qui, a Hakata (una zona considerata ormai da molti studiosi di enorme importanza e valore storico per lo sviluppo e le radici della cultura giapponese) e che ci sentiamo esattamente nel mezzo, assistiamo ad una demolizione, una rimozione e una cancellazione sistematica dei beni architettonici (e ambientali) di questa zona, praticamente ogni giorno! Citiamo lfultimo di questi drammatici casi, proprio qui a Fukuoka, nel suo centro storico (o quello che dovrebbe essere e sempre meno appare): Dopo lfindividuazione di una zona abbastanza estesa, al di sotto di aree destinate allfedificazione di alberghi, centri commerciali e pachinko, sono state (fortunatamente!) autorizzate dai proprietari di questi ettari di terreno le ricerche archeologiche. Ricordiamo che siamo nel cuore della cittaf. Questi scavi, come era facilmente prevedibile per questa zona, hanno riportato alla luce una fitto reticolato di resti architettonici in muratura e alla scoperta di diversi reperti di epoca presumibilmente Nara, a Gionmachi: una zona, fino a oggi, vittima giaf di numerosi scempi da parte di comune e privati. Tutto ef stato fatto alla luce del giorno ma senza, sembra, minima pubblicitaf, informazione o documentazione resa poi pubblica su giornali o media. In questi mesi si ef proceduto poi a radere completamente al suolo questi ettari di patrimonio archeologico, tutto nel pieno rispetto delle leggi. Non ci si stupisce quindi che nessuno abbia fermato o denunciato lo scempio o chi di dovere se ne sia in qualche modo interessato. Ci si chiede se e' veramente questo il futuro che si prospetta al Giappone. Tutto cio' ci sembra, ed e' certo una triste constatazione, uno degli strani paradossi e delle grandi contraddizioni che si rivelano oggi della cultura conservativa e millenaria di questo paese. Ed e' lo spettacolo drammatico di un Giappone che sta scomparendo, nel suo intimo, pezzo dopo pezzo.

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(alcune foto scattate gfurtivamenteh durante gli scavi) scavi a Gionmachi (I) scavi a Gionmachi (II)


Andrea Pazienza - Vent'anni dopo
Andrea Pazienza. Vent'anni dopo.
Roma

Il primo Pazienza in mostra. Riportiamo il comunicato stampa della mostra dedicata al grande disegnatore di fumetti italiano Andrea Pazienza, scomparso il 15 giugno 1988.  approfondisci

Andrea come San Sebastiano 26 Maggio - 1 luglio 2008 CICLO
Andrea Pazienza. Vent'anni dopo.

Opere e Disegni dell'Inizio. 1973-1977
Con una selezione bibliografica di documentazione A cura di Francesco Moschini e Gabriel Vaduva Testimonianza di Giacinto Di Pietrantonio

Il primo Pazienza in mostra

Riportiamo il comunicato stampa della mostra dedicata al grande disegnatore di fumetti italiano Andrea Pazienza, scomparso il 15 giugno 1988:
A vent'anni dalla morte il 26 maggio alla galleria A.A.M. - Architettura Arte Moderna, in via dei Banchi Vecchi, 61, saraf inaugurata la mostra omaggio ad Andrea Pazienza. Raccolta selezionata di opere e disegni originali nonchef un album di quindici fogli, che racconta una storia compiuta dal titolo gLfulcerah. La mostra realizzata in occasione del ventennale della scomparsa del grande artista, vuole ripercorrere i primi anni della formazione di Andrea Pazienza, a Pescara, prima del suo precoce decollo come autore a partire della sua esperienza al Dams di Bologna. Andrea Pazienza ef uno degli autori di fumetti piuf conosciuti e amati. Attraverso le sue tavole ha raccontato lo smarrimento di una generazione, quella legata ai movimenti del '77. Pubblica una miriade di storie: tra i suoi personaggi piuf ricorrenti il giovane crudele Zanardi, Pompeo, Le fantastiche avventure di Penthotal. Collaborof con riviste come Frigidaire, Frizzer, Il Male, Corto Maltese, Comic Art, Linus e Tango. In questa galleria le tavole realizzati da Pazienza nei primi anni del suo lavoro, tra cui alcune delle opere I fratelli Max, Artgallery, Il coctail.
   



La forza del Bello - L'Arte greca conquista l'Italia
La Forza del Bello. L'arte greca conquista l'Italia
Mantova

La mostra si prefigge di raccontare la storia della presenza dellfarte greca sul territorio
italiano attraverso una raccolta di oltre centoventi opere provenienti da....  approfondisci

MoziaLa mostra si prefigge di raccontare la storia della presenza dellfarte greca sul territorio italiano attraverso una raccolta di oltre centoventi opere provenienti da tutto il mondo. Nelle sale affrescate da Giulio Romano e nelle Fruttiere di Palazzo Te, per la prima volta contemporaneamente, sono esposti i capolavori dellfarte classica in una sequenza narrativa che dal VII secolo a.C. conduce lo spettatore alle scoperte archeologiche dellfOttocento fino alle recenti restituzioni da musei americani. La mostra ef suddivisa in Tre sezioni fondamentali La prima: Un'Italia greca Opere di artisti greci importate in Italia o in molti casi esemplari che gli stessi artisti greci hanno realizzato trasferendosi in Italia. Bisogna considerare che nel VII secolo a.C. buona parte dell'Italia ef interamente greca: le colonie greche della Magna Grecia, tra campania e Calabria e la stessa Sicilia. Le opere d'arte prodotte in queste cittafsono greche anche se talvolta con caratteristiche stilistiche del tutto peculiari. Seconda sezione: La grecia conquista Roma. Concentrata soprattutto sul collezionismo e sul gcultoh delle opere greche da parte del mondo romano durante il I e II secolo a.C.. Questo non trascurando certo lfImportanza anche del fenomeno delle copie romane e della mercificazione di capolavori classici greci. Terza sezione: Nostalgia della Grecia Dopo secoli di oblio lfarte greca, fonte primaria dello sviluppo della cultura estetica latina, vive il suo momento di riscoperta attraverso le primi indagini scentifiche a cavallo tra il Settecento e lfOttocento. Ef il momento in cui si mettono a confronto e si osservano con sguardo analitico le copie romane (e la loro essenza ggrecah) e gli originali accertati come tali. Una mostra preziosa, soprattutto perchef riesce a sintetizzare un percorso non solo storico e artistico ma anche umano e culturale che ha attraversato duemila anni di storia del microcosmo del Mediterraneo fino a noi, oggi.



Venere di Urbino
Venere arriva a Tokyo
Mostre in Giappone

Probabilmente candidato ad essere il piu' importante evento in Giappone, dedicato all'arte italiana per antonomasia, in questi ultimi anni. L'arrivo della Venere di Tiziano custodita nelle sale...  approfondisci

Venere a Tokyo, 4 marzo - 18 maggio 2008 VeroneseProbabilmente candidato ad essere il piu' importante evento in Giappone, dedicato all'arte italiana per antonomasia in questi ultimi anni. L'arrivo della Venere di Tiziano custodita nelle sale degli Uffizi, arriva a Tokyo, al Museo Nazionale di Arti Occidentali, dal 3 marzo al 18 maggio 2008. Tendenza ormai conclamata e spesso discutibile di molti musei, non solo italiani, quella di ''esportare'' opere dfarte fino a oggi ''irremovibili'' in zone anche molto distanti (non solo chilometricamente, ma Carracci anche per climi, temperature e naturalmente per cultura) dal luogo di custodia di origine. La Venere di Urbino segue infatti l'arrivo e la presentazione di altre celebri opere italiane giunte in Giappone all'inizio del nuovo millennio, quali ad esempio il Satiro danzante nel 2005 e l'Annunciazione di Leonardo, la scorsa primavera. Non poche le polemiche sollevate prima dell'evento e che per molto tempo ancora lo accompagneranno. Parafrasando le parole di uno dei piu' autorevoli critici del momento, Gonzales-Palacios, in merito alla questione dell'utilizzo a volte ''strumentale'' e irriverente che si fa delle opere d'arte, riportiamo un suo ''illuminante'' parere: ''Non si deve spostare l'Arte, ma le persone che vogliono veder l'Arte'' . Mostra a effetto o no, la Venere di Urbino a Tokyo, sancisce un momento chiave dell'interscambio tra culture e il reale o meno, avvicinamento dell'Arte alle masse, la montagna che va a Maometto. di CrediCome da informazioni diffuse da media e giornali la mostra si articolera' attraverso un percorso espositivo che iniziera' con un gruppo di opere dell'antichita' classica fino alla loro rielaborazione nelle opere di alcuni maestri del primo Rinascimento. Presenti alcuni fra i piu' preziosi codici miniati del Quattordicesimo e Quindicesimo secolo, ma anche gemme, intagli in pietre dure e naturalmente pitture raffiguranti il tema di Venere e di Amore; citiamo ''Trionfi dell'Amore e della Castita'' di Jacopo del Sellaio, ispirati ai Trionfi del Petrarca o la Venere di Lorenzo di Credi. La sala centrale del Museo ospitera' invece''la Venere d'Urbino'' di Tiziano a confronto con la Venere'' di Pontormo realizzata su disegno di Michelangelo. Offrendo cosi ai visitatori un confronto diretto delle due scuole pittoriche del Rinascimento: la veneta e la fiorentina. Nello stesso spazio le opere di Bronzino, Giambologna, Allori da queste ispirate nel corso del Cinquecento. Nelle altre sale sara' presente una selezione di opere i cui soggetti si ricollegano alla rappresentazione dei miti associati a Venere, dall'antichita' al Rinascimento, con opere di Cranach, Tintoretto, Veronese. L'ultima parte della mostra sara' dedicata agli artisti del primo Seicento, che introducono nuovi e talvolta piu' bizzarri temi come la Venere vista di spalle'' di Annibale Carracci o la ''Venere che spidocchia Amore'' di Giovanni da San Giovanni.

Allori



Il mito di Apollo e Eracle
Il mito di Apollo e Eracle nellfEtruria Antica
Roma, Galleria di Valle Giulia

Roma, Galleria di Valle Giulia. Con il restauro della statua dellfEracle di Veio, che segue di tre anni quello di Apollo, e' esposto al pubblico il magnifico gruppo scultoreo, in terracotta...  approfondisci

Gorgone di terracottaApollo e ErcoleApollo

Roma, Galleria di Valle Giulia. Con il restauro della statua dell'Eracle di Veio, che segue di tre anni quello di Apollo, e' esposto al pubblico il magnifico gruppo scultoreo, in terracotta policroma, della fine del VI secolo a.C.. Le due statue ornavano la sommita' del tetto di uno dei templi piu' venerati in Etruria, quello in localita' Portonaccio a Veio. In esposizione nella Sala delle Arti e delle Scienze al Piano nobile della Villa di Papa Giulio III, raffigurano un mito greco: il dio Apollo che affronta l'eroe Eracle (Ercole) nella contesa per la conquista della cerva dalle corna d'oro sacra a Delfi. E' questa una delle fatiche dell'eroe, raramente rappresentata, che vede il dio Apollo perdente. Il gruppo e' concepito per un'unica visione laterale. Alcune sottili dissimetrie, sia nell'Apollo che nella statua dellfEracle indicano che il coroplasta aveva piena conoscenza deleformazioni ottiche in scultura che dovevano essere visibili da grande distanza e con forti angolature.

Latona che culla Apollo Ercole, intera, profilo Apollo di Veio


Canova e la Venere Vincitrice
Canova e la Venere Vincitrice
Roma, Galleria Borghese

Fino al 3 febbraio 2008, alla Galleria Borghese di Roma, alcuni dei capolavori scultorei, molti bozzetti e alcuni piccoli dipinti, del maestro neoclassico Antonio Canova (1757-1822).  approfondisci

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Amore alatoFino al 3 febbraio 2008, alla Galleria Borghese di Roma, alcuni dei capolavori scultorei, molti bozzetti e alcuni piccoli dipinti, del maestro neoclassico Antonio Canova (1757-1822). Partendo dalla ''Paolina Borghese ritratta come Venere Vincitrice'', laTre grazie mostra si propone di ripercorrere e presentare alcuni degli aspetti peculiari di tutta l'opera dello sculture veneto accostando anche opere berniniane gia' presenti nella collezione Borghese, viene proposto un lato raffinatissimo e allo stesso momento una ricerca precisa che Canova sviluppa e concretizza nelle opere da lui realizzate nel particolare clima politico e sociale dell'Italia napoleonica. La mostra si concentra cosi sul tema della bellezza idealizzata, intesa come valore e percezione del modello ''mortale'' e concreto di soggetti contemporanei (gli stessi membri della famiglia Borghese, ad esempio) o anche di ispirazione cristiana (la Maddalena Penitente). Un cammino di altissimo livello estetico racchiuso e articolato tra i corridoi e le stanze meravigliosamente affrescate e arredate (secondo il gusto delle epoche che hanno attraversato sino ad oggi queste sale) della Galleria Borghese.

Paolina Borghese Amore e Psiche Maddalena penitente


il Lupercale
A Roma: il Lupercale, dubbi e polemiche sulla scoperta
Roma

Sul Palatino, a 16 metri di profondita' sotto la casa di Augusto e' stato ritrovato un ambiente che, secondo i dati forniti da una sonda utilizzata dai ricercatori impegnati in questa scoperta,  approfondisci

statua del periodo di Augusto

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Sul Palatino, a 16 metri di profondita' sotto la casa di Augusto e' stato ritrovato un ambiente che, secondo i dati forniti da una sonda utilizzata dai ricercatori impegnati in questa scoperta, ha un'altezza di sette metri e quaranta e una larghezza di sei metri circa con una copertura a cupola con al centro l'aquila augustea e numerosi mosaici di marmo policromo. Molti i dubbi e le polemiche riguardo ad una attribuzione certa sull'origine e sulla destinazione dell'ambiente scoperto: la leggenda vuole infatti che sia la grotta dove Romolo e Remo, i fondatori di Roma, furono allattati da una lupa. Sempre secondo tradizione, ma con il supporto anche di fonti storiche dell'epoca, sarebbe poi stato trasformato in un vero luogo di culto dallo stesso Augusto, Palatino intorno al 28 a. C.. Secondo un'altra ipotesi, forse piu' credibile e basata sui dati finora raccolti, sarebbe invece un bellissimo e raro esempio di ninfeo con una decorazione musiva ancora in perfetto stato di conservazione e quindi, come il supposto Lupercale, certo non di minore importanza storica ed artistica. Le ricerche previste nei prossimi anni daranno certo risultati piu' concreti e un supporto piu' solido a queste due prime fondamentali tesi di partenza. Lupercale, particolare mosaicato della volta Lupercale, particolare della decorazione



Capolavori Ritrovati
Capolavori Ritrovati
Roma, Quirinale

Dopo una lunga trattativa con molti dei piu' importanti musei americani (dal Paul al Getty di Malibu passando per il Fine Arts di Boston, il Metropolitan di New York e...  approfondisci

Kantharos di Euphonios Cratere apulo

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Dopo una lunga trattativa con molti dei piu' importanti musei americani (dal Paul al Getty di Malibu, passando per il Fine Arts di Boston, il Metropolitan di New York e l'University Museum di Princeton) ritorna in Italia, come i compagni di Ulisse, nell'Odissea, tornarono in Patria dopo la distruzione di Troia, un nutrito gruppo di opere ''italiane''. Sessantotto esemplari circa, alcuni dei quali estremamente preziosi e di grande novita'. Si tratta di pezzi di importante valore storico e artistico trafugati, venduti Vibia Sabinaall'estero, acquistati e inseriti in molte collezioni internazionali, senza documentazione scientifica: manufatti, operevolto di Apollo o Hera vascolari, statue di produzione greca, protocorinzia, attica, etrusca e apula. Un'occasione unica per vederli raccolti insieme nelle nella Sala delle Bandiere e nelle Sale della Galleria di Papa Alessandro VII al Palazzo del Quirinale, dal 21 Dicembre al 2 Marzo 2008. Tutto questo in attesa della restituzione di altre opere molto importanti che nel corso degli anni vissuto un destino simile alle opere oggi finalmente restituite all'Italia: su tutte, come da comunicato stampa, atteso il rimpatrio del cratere del pittore Eufonio e della cosiddetta ''Venere di Morgantina''. Quest'ultima destinata entro pochi anni a ritornare in Sicilia da dove e' stata in origine esportata illegalmente.Grifi e Cerva