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La Musica Italiana secondo noi a cura di Leonardo Marrone
Benvenuti nello spazio dedicato alla musica italiana. Aggiorneremo periodicamente questa pagina scegliendo alcune opere tra gli artisti italiani tra passato e presente. Abbiamo percio' creato ad hoc tre sezioni in cui troverete le nostre scelte: una prima ''Indie'' (Musica indipendente) intendendo perlopiu' artisti giovani o che in un particolare periodo della loro carriera hanno scritto opere molto particolari o totalmente fuori ogni schema (Area, Cccp, Skiantos, Bugo, Giardini di Miro' eccetera eccetera). Una sezione ''Popular'' dedicata invece agli artisti di maggior successo che hanno attraversato e attraversano tuttora le classifiche e che un po' tutti gli italiani, per amore o per odio, conoscono (Vasco, Elisa, Baglioni, Tiromancino eccetera eccetera). Un ultima sezione ''I classici del passato'' con alcune delle opere che ormai fanno parte della cultura popolare italiana (Battisti, De Andre', Dalla eccetera eccetera).

Il nostro catalogo CD online

l'inerme e' l'imbattibile (2008)
Massimo Zamboni gl'inerme e' l'imbattibileh (il Manifesto, cd+dvd+book, 2008)
Indie - Novitaf

Come recita Wikipedia, con impeccabile piglio enciclopedico, quasi stesse parlando di Cavour
o Ugo Foscolo, Massimo Zamboni (Reggio Emilia, 27 gennaio 1957) e' ... continua

Massimo Zamboni
...un Chitarrista; Cantautore e Scrittore Italiano. E' stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei successivi CSI.
l'inerme e' imbattibile

























Ma Massimo Zamboni ef gsoltantoh questo?

Diciamo pure che sarebbe abbastanza, considerando il valore di galcuneh opere che ha ideato, realizzato e prodotto sotto le sigle sopra citate (gli album "Affinita' e divergenze tra il compagno Togliatti e noi" o "Kodemondo", tanto per fare due esempi esplicativi, sono pagine di Storia "nostra").
Ma ef il suo contributo allo sviluppo della Musica italiana di questi ultimi trentfanni che lo rende ormai quello che in Giappone chiamerebbero un Mukeibunkazai ("Tesoro Culturale Nazionale"); e perche' no, una voce enciclopedica!
Ironia a parte ef bene dire che con i CCCP, gruppo (post) punk emiliano nato alle soglie degli anni ottanta, Zamboni ha firmato alcune delle canzoni piuf importanti di quel periodo e della musica italiana nel suo intero, regalandoci degli album estremamente particolari e bizzarri. Il loro stile era una sorta di punk isterico, fatto di improvvisi cambi di umore e sonoritaf, arricchito da melodie mediorientali, canti popolari sovietici, cori delle mondine, ritmi e danze da balera romagnola... Insomma niente di mai sentito prima in Italia. Su tutto la voce unica, sgraziata e ammaliante, schizofrenica e irritante, fascinosa e urticante di Giovanni Lindo Ferretti; un pof poeta maledetto, un pof muezzin, un pof dilettante al microfono. Autore delle liriche piuf pregne di significato e influenti, nel campo della letteratura applicata alla musica e ai testi di una canzone, mai pubblicate prima. Dopo i C.c.c.p., con i C.s.i., i due hanno proseguito il loro cammino, insieme, cambiando e perdendo alcuni pezzi per strada (i performer , da loro ribattezzati gartisti del popoloh , Fatur e Annarella) aggiungendone di piu' o meno preziosi: citiamo Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, il compianto Ringo De Palma, Giorgio Canali.
Un pochino in piuf di agiatezza, rispetto certamente agli esordi "punk", sopraggiunta con il successo negli anni '90, li ha leggermente irrigiditi, ne ha smussato le parti piuf velenose e caustiche del loro carattere. Questa trasformazione li ha resi perof nel frattempo anche piuf popolari, piuf forti, piufpolitically correctly. Piuf lungimiranti e se vogliamo talvolta anche troppo di manica larga, soprattutto in merito a certe loro amicizie, per alcuni del tutto sbagliate, con certi personaggi del mondo dello spettacolo; spesso paradossalmente scelti proprio tra gli emblemi di una sottocultura da loro sempre criticata. E poi le loro apparizioni in tv, alcuni passi falsi nelle loro pubblicazioni, il successo, i flop, la chiusura... fino allfabbandono a se stessi, finchef la barca va... (ci sentiamo di citare in questo senso i pretenziosi e imbarazzanti tentativi dei P.g.r., venuti dopo i C.s.i.).

Fatur, Annarella, Massimo e Giovanni

E' da qui, o quasi, che comincia la carriera solista di Zamboni.

Nel 2004 - citiamo sempre lfineccepibile Wikipedia - ha pubblicato l'album gSorella sconfittah realizzato con Nada, Lalli, Fiamma Fumana e il soprano Marina Parente (...). Ha realizzato per il cinema diverse colonne sonore quali: "Passano i soldati" di Luca Gasparini, "Benzina" di Monica Stambrini, "Velocita' massima" e "L'orizzonte degli eventi" di Daniele Vicari.
Zamboni ha intrapreso, almeno fino a oggi, un cammino totalmente diverso dalla sua controparte storica Giovanni Lindo Ferretti che ha scelto invece un ritiro radicale o quasi dalle scene; ritrovando una vena artistica ancora fertile e produttiva, non solo come musicista ma anche come eccellente scrittore. Sempre Wikipedia ci dice che sino a oggi ha pubblicato tre libri, uno dei quali con Giovanni Lindo Ferretti: "In Mongolia in retromarcia" (Giunti Editore) nell' anno 2000. Gli altri sono "Emilia parabolica" (Fandango) nel 2002 e "Il mio primo dopoguerra" (Mondadori) nel 2005.

Questfultimo, donatoci da Massimo, si rivela come una sorta di meta-diario dellfautore stesso. Suddiviso in tre parti ef dedicato a tre cittaf: Berlino, Beirut, Mostar. Si capisce subito, scorrendo il libro, che per lo scrittore questi tre gcentri umanih sono distanti soltanto apparentemente e geograficamente. Al contrario, infatti, si rivelano tre cittaf fortemente vicine, per la loro essenza e per la loro storia, allfanimo e allo spirito dellfautore/narratore/protagonista del testo. E' lui stesso, in prima persona, che osserva queste tre cittaf (anche visitandole e soggiornandoci!) e le fa interagire nel testo come tre luoghi geografici, tre poli culturali e umani, tre cittaf gmadreh; lfautore ha legato indissolubilmente le proprie esperienze e la propria coscienza ad esse. Sente in profondita' il loro modo di trasformarsi, i loro conflitti interiori, nel tempo e nello spazio.

il Consorzio Suonatori Indipendenti
Il disco glfinerme e' l'imbattibileh (che vuole probabilmente parafrasare proprio un passaggio dal libro sopra citato, nella parte dedicata a Beirut; il libro stesso si rivela un ottimo compendio per comprendere il senso di quest'opera ) ef un progetto realizzato con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e con la collaborazione di molti artisti (citiamo Nada, Nabil Salameh, Marina Parente). Si compone di un cd, un dvd (con un bel documentario realizzato con il supporto di Stefano Savona) e un libro. Dobbiamo ammettere che eravamo piuttosto scettici nei confronti di questa opera; soprattutto in base a quanto detto sopra e per i giudizi che circolavano in rete e sulla carta stampata. Ad ascolto fatto, glfinerme e' l'imbattibileh ci sembra un opera tanto ambiziosa quanto convincente. Anche se inevitabili sono i confronti con quanto fatto sinora dal proprio autore. Tanto che a tratti il disco risulta una sorta di suo zibaldone artistico.
Non cfef da stupirsi allora se durante il suo ascolto si incappasse in degli ovvi dejaf vu; che si riuscisse improvvisamente a intravedere lo gspettroh di Ferretti nella voce di Zamboni (gPersona non gratah); che le chitarre ancora sfavillanti e melodiose ci riportassero alla memoria i C.s.i. (gProve tecniche di resurrezioneh e la coda di gDon' forgeth). Ma se questi sono dei glimitih ef bene considerarne anche i pregi: intanto per cominciare la fine tappezzeria elettro(nica)acustica che lfautore sceglie per le proprie composizioni, interessante anche se talvolta giaf sentita (gGloria gracileh); poi le voci, non soltanto la sua o quella di Nada ma anche quella di una cantante lirica; le bass line molto trip hop (gL'ovvio diritto al nucleare di una vergine iranianah con uno sfondo che sembra rubato da un pezzo gmai scrittoh dei Massive Attack!), la poesia cubista e romantica di Zamboni nei suoi testi. Tutto ciof confluisce in un disco molto ricco; un pof patinato, certo, punto di arrivo di un (cantante) autore capace ancora di sorprenderci e di deliziarci.
Tutto sommato glfinermeh ef un bellfoggetto sonoro e visivo, incartato e impacchettato per il piacere nostro e di chi vorraf dedicargli, anche soltanto per pura e semplice curiositaf, un ascolto appassionato.
In Italia, ci sentiamo di consigliarlo soprattutto a chi ha amato fino a oggi la collaborazione Zamboni-Ferretti, nei tempi in cui era ancora un matrimonio (artistico) navigato ma felice; in Giappone, a chi invece vuole partire dallfalto di una montagna (la lunga carriera e la decennale esperienza dellfautore) e scendere piano piano a valle, oltre, verso il mare: alla scoperta di un Emilia per niente gparanoicah(*).

(*) nota per chi siavvicina per la prima volta al mondo dei CCCP: gEmilia paranoicah ef un brano storico dei vecchi CCCP, caratterizzato da un suono molto cupo e da un testo estremamente nichilista. Oggi Zamboni ha decisamente ammorbidito questo sound e alleggerito in parte i toni della sua poetica anche se rimane un musicista artisticamente e socialmente sempre molto impegnato e una figura di riferimento).


Abbiamo fatto una chiacchierata con Massimo che ci ha raccontato un pochino di lui, del suo passato, delle proprie esperienze come musicista e artista e soprattutto del suo presente come compositore, solista, scrittore e "essere umano".

MassimoCaro Massimo Vorrei fare innanzitutto una tua presentazione, anzi falla tu: Chi e' "Massimo Zamboni" secondo Massimo Zamboni?

Ho cominciato a suonare seguendo un percorso di salvezza personale, per una esigenza di vita piu' che di arte. A una eta' in cui allargare la frattura tra il se' che si vorrebbe e la costrizione sociale che ti circonda e opprime diventa un imperativo assoluto. Ho avuto fortuna, gli incontri e le possibilita' ricevute mi hanno lasciato seguire questa strada. Che e' diventata man mano piu' consapevole del carattere universale, salvifico, appunto, di questa ricerca. Fondare un gruppo come CCCP-Fedeli alla Linea, fondarlo su una urgenza immediata in una terra come lfEmilia Romagna che ha nella sua storia tutta la passione, gli ideali e le sconfitte suscitate dallfesperienza socialista del e900, significava prendere coscienza di chi si e', da dove si viene. Suonare gpunk filosovieticoh, significava inventarsi uno strumento di opposizione agli stilemi del rock e allfimmaginario filoamericano. I successivi CSI, molto piu' popolari di CCCP, sono stati un allargamento di queste gistruzioni per sopravvivereh e un aumento della coscienza della possibilita' di affrontare il nostro mondo con gli occhi dellfarte. Poi e' cominciato un percorso solista, che continua a indagare, con musica e scrittura, alcuni temi cardine del nostro vivere assieme: la sconfitta, lfinermita', la grande forza della irripetibilita' individuale e allo stesso tempo la serialita' del nostro esserci. Forse scrivo canzoni dfamore, senza un corpo fisico.

Che cosa distanzia lfessenza dei tuoi lavori piu' recenti (come solista) da quella dei tuoi vecchi progetti: musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando?

Il mio percorso assomiglia sempre piu' alla mia natura. Lavorare da solo ti sprofonda in un viaggio ben piu' profondo di quello offerto dalle dinamiche di gruppo. Dinamiche ricche, grazie alla diversita', ma che prima o poi si cristallizzano necessariamente in un punto di incontro che rende sterili. Essere soli non e' garanzia di per se', e fare musica non puo' essere una attivita' solitaria. Cosi' sono i compagni di strada, gli incontri casuali, spiazzanti, quelli capaci di dare nuovo fiato alla creativita'. Cfe' una gferociah negli obiettivi di un gruppo, che non sono in grado di sostenere, mi sento piu' adatto ai percorsi di deriva.
Mi sento un isolato. Ef un momento molto difficile per la cultura italiana, la musica in particolare e' una disciplina inesistente, svilita, divisa tra piccole parrocchie e sogni di gloria. Credo che la musica debba saper fare i conti con la storia, e non con la musica, per ritenersi sensata. Certo, ci sono canzoni anche fulminanti, ma durano un attimo. E gruppi interessanti, ogni tanto... ma a me interessa altro, senza alcuna sciocca superiorita', non riesco a trovare gcolleghih. Amici si, certo, e persone che stimo: Nada, Saro Cosentino, Wolfango... Altre potenzialita' interessanti, Offlaga Disco Pax, Le Luci della Centrale Elettrica

Nada e MassimoQuanto ritieni importante per lo sviluppo e la prosperazione dei tuoi progetti (allora come oggi) la componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore? Ti sei esibito allfestero come solista, allfinterno di altri progetti o in collaborazione con altri artisti? Hai in programma di raggiungere anche il Giappone?!

Molto importante, lfappartenere allo stesso spazio mentale e' insufficiente, senza la condivisione dello stesso luogo fisico. Il guardarsi negli occhi, le 2 chiacchiere veloci dietro il palco sono lo stimolo ulteriore per andare avanti. Io scrivo in Italiano, forse suono anche in Italiano, e come solista non sono mai stato allfestero. Il Giappone sarebbe un buon sogno, forse uno tra i pochi paesi dove sarebbe possibile oltrepassare la barriera delle lingue con immediatezza

Parlaci dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi.

Il primo 45 giri di CCCP, in vinile rosso, del 1984,"Ortodossia". Poche canzoni di punk filosovietico, dai titoli che sono gia' un programma: Live in Pankow, Spara Jurij, Punk Islam. Nasce tutto da li, da quelle intuizioni.

"Linea Gotica", di CSI, il farsi carico della storia, capire il proprio segmento storico e portarlo in musica.

Sorella Sconfitta, il mio primo album da solo, il primo sprofondamento personale dentro la condizione umana nella sua nudita', il carattere collettivo e salvifico della sconfitta

Raccontaci invece della tua attivita' come scrittore. Dove si concilia con il mestiere di musicista e compositore e dove invece diverge e prende altre strade.

Massimo, oggi... Scrivere e' una estensione del suonare, e' un altro ritmo, tutto diverso; e' un mestiere solitario fino alla fine. Al contrario della musica, dove le canzoni sono gia' contenute in potenza nei primi accordi, ogni pagina e' una sorpresa, e' una deriva del pensiero e questo e' molto simile a me. Le note corrono via e sono inafferrabili, le parole possono essere trattenute, restano a lungo... Sento tutta la responsabilita' delle parole che scrivo, sono tutte pensate a lungo e discusse tra me. Non sono un narratore, ne' in musica ne' in scrittura, se devo raccontare una persona, come una situazione, non parto mai dalla pelle, ma da quello che cfe' sotto. Purtroppo scrivere chiede tempi lunghi, e' quasi un lusso poterseli concedere.

Che cosa ne pensi a proposito dellfimmagine del nostro paese e della sua fama allfestero; e in contrapposizione, della realta' tangibile e della vera essenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riflette sul prodotto artistico dei tuoi progetti, oggi?

Questa e' una delle centralita' del mio lavoro, e della mia vita. Provo quotidianamente sulla pelle e nei pensieri la frattura e lfimbarazzo tra le tensioni alle quali tu alludi nella domanda, e questa italianita' di melassa del "volemose bene", e dellfitaliano "brava gente" e' una oppressione, in quanto carattere nazionale. Mi sento spesso come un esule in patria. Ho scritto su questi stimoli una canzone per il film Il mio paese di Daniele Vicari, si chiama La Mia Patria Attuale, dove alla ggrande cecita'h in cui siamo costretti a vivere sento di dover opporre una crescente gpassione accesah

Che idea hai invece tu del Giappone?

Conosco poco del Giappone, per una sorta di gtimore sottopelleh per una visceralita' che non so spiegare meglio. Ne sento il grande fascino, e amo lfessenzialita' e la coerenza di certe linee. Quei mondi interi resi con un solo dettaglio minimo... li sento molto vicini al mio procedere, ne ho anche descritto nel libro Il Mio Primo Dopoguerra. Ricordo un musicista anni f70, Stomu Yamashita, ovviamente conosco Ryuichi Sakamoto, lfimmancabile Banana Yoshimoto, ma confesso di conoscere poco altro.

Ti ringrazio molto per questa preziosa chiacchierata.

Massimo parlando di una sua visita ai villaggi Chatila e Sabra (Palestina):
...Si impara a sopportare e condividere il sorriso dei profughi, che "buca" una possibilita' di vita quotidiana, dobbiamo condividere i "Riprendi me!" urlati alle telecamere, con un sorriso e il pollice al petto. Ogni sorriso declama: "Io esisto". L'inerme e' imbattibile. Ogni sorriso e' una pratica di resistenza.

da Massimo Zamboni , il mio primo dopoguerra, Mondadori, 2005.

Massimo, il suo studio, le sue chitarre...

Myspace:
www.massimozamboni.it
www.inerme.it
www.myspace.com/massimozamboni

Madcap Collective
Madcap Collective: una interessante etichetta italiana
Indie - Avant folk ecc.

Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (tanti gli artisti coinvolti)
che in questo caso possiamo definire veramente e finalmente "liberi"!... continua

Madcap Collective
Batrice AntoliniAbbiamo fatto una stimolante chiacchierata con Federico Federici (nome e cognome interessanti, no?!) in merito alla sua etichetta. Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (molti infatti anche gli artisti, i grafici e il film-maker coinvolti) che in questo caso possiamo definire veramente gliberih; caratterizzati cioef da un senso estetico e da una filosofia artistica completamente fuori dagli schemi (oggi caratteristiche rare!). Tuttavia questo bizzarro entourage sembra avere dei punti di riferimento ben precisi. Il primo nome che viene in mente a noi e che ci cita lo stesso Federici come fonte di ispirazione dellfintero Madcap, ef innanzitutto il compianto Syd Barrett (genio e motore dei primi Pink Floyd... quelli piu' belli e piu' innovativi, per intenderci); dal titolo del suo primo album solista, "Madcap laughs", trae addirittura origine la sigla dellfetichetta. Ef soprattutto al suo modo di intendere la musica che si ispirano questi artisti: una sorta di bislacco folk vaudeville, attraversato da suoni moderni e di chincaglierie varie; e poi alla sua voce e al suo modo di interpretare il canto, pigolante e ammaliante. Al suo estro nell'appropriarsi e giocare con il senso delle parole e con la musica popolare stessa. Tutto questo si riversa, in chiave contemporanea e riaggiornata nel suono generale dei progetti accolti nel Madcap, tra "puro" weird e allegorie barocche di Fairport Convention e Incredible Strig Band (citazione da Blowup n. 125). A noi pero' viene in mente anche il folk primitivo e pericolante del grandissimo Moondog; i Gentle Giant; non so perchef ma anche Robert Wyatt e certo suono di Canterbury anche se meno serioso rispetto a quellfepoca magica e lontana e talvolta piu' misterioso... Tutti riferimenti indicativi che si dissolvono, come polvere di stelle, nelle musiche del carnevale folle allestito da questi artisti. Su tutti ci ef piaciuta molto Beatrice Antolini e il suo debutto nel 2006 gBig Saloon"h, simile ad una girandola frenetica o a un caleidoscopio dai folli contrasti cromatici; Father Murphy, e il loro suono oscuro e ossessivo; Gretel e Hansel, visionari e un pof residentsiani; Pentolino e il suo assurdo strimpellare folk...

Father Murphy

Ma lasciamo la parola a Federico che si ef offerto di rispondere ad alcune nostre domande. Ne e' venuta fuori una presentazione intrigante del suo collettivo, la cui sigla e' dedicata proprio alla buonanima del Signor Barret.

Federico Federici: Il Collettivo Madcap nasce come una famiglia allargata. Segnati dalla cabala, i tre fondatori, nati in sequenza di tre anni uno dall'altro, trovarono in Madap un chiaro omaggio al 6, e al 3 di Syd (se invece provi con Barrett fa 7, non funziona, ma non diciamolo in giro).
L'idea iniziale era quella di provare ad essere a tutti gli effetti un'etichetta. Nel giro di pochissimi mesi, abbiamo invece iniziato a convogliare la nostra attenzione sul creare un legame tra le persone che mano a mano si andavano a noi unendo, in modo tale da avere una sorta di nostro marchio di fabbrico, data appunto dai due criteri sopra esposti, corroborato pero', principalmente, dal rispetto reciproco e dal rapportarsi l'uno con l'altro sempre ad un livello umano molto vicino a quello che puo' intercorrere tra membri consanguinei di una stessa famiglia. E quindi, produrre e distribuire artigianato, che arte e' un termine che spaventa, diventa un modo per poter far si che i vari scambi che nascono e si succedono all'interno del Collettivo non si esauriscano in sangue povero, continuo col paragone familiare, ma vadano via via a contaminarsi con quanti spunti, atmosfere, produzioni che possano marginalmente, completamente, sempre in maniera del tutto personale influenzare questa o quella produzione/performance/uscita, cercando sin dall'inizio chi fa parte del collettivo a cercarsi, a seconda del proprio indirizzo, una realta' consona che possa al meglio rappresentarlo e supportarlo. Un trampolino ecco, un tappeto elastico.

Pentolino

Ci sono molti artisti non italiani nel vostro catalogo, sono presenti anche musicisti-artisti giapponesi?

Federico Federici: A livello di artisti giapponesi, ti devo confessare la mia ignoranza. So che l'anno scorso Gomma Workshop ha coordinato alcuni seminari insieme ad un ragazzo giapponese molto conosciuto in patria, di cui purtroppo adesso non ricordo il nome. L'ambito era comunque sempre quello della performance video-sonora. Io personalmente ho avuto la possibilita' di organizzare alcune date agli storici Ghost, e di conseguenza anche Damon and Naomi, dove era presetne uno dei Ghost. Quando eravamo piu' piccolini ascoltavamo volentieri Zenigeva e Melt Banana, ma l'elenco penso potrebbe andare avanti ancora molto...

Gretel e HanselCfef qualcosa del Giappone che vi affascina o da cui voi o qualche artista del vostro collettivo trae in qualche modo ispirazione?

Federico Federici: La furia compositiva di molto progetti noise, la scrittura ossessiva che hanno anche quando cercano di seguire la forma canzone. Abbiamo amici che vivono tuttora in Giappone, ogni tanto ci segnalano questo o quel gruppo su myspace. Come anche nuovi tentativi di insegnarci alcuni piatti della cucina tipica. Io recentemente ti direi i peschi, i fiori di peschi. Con Father Murphy ci siamo ripromessi di provare a venire a presentare il nostro nuovo disco a primavera li in Giappone. Appena torniamo dal tour americano ci metteremo subito sotto!

Che ne pensi dello stato attuale della Musica, dellfArte e della societa', oggi e in particolare in Italia?

Federico Federici: E' una domanda complessa. Ti rispondo a livello personale. Cercando di rimanere piu' che altro sulla tematica della musica e delle produzioni, cosi di primo acchito ti risponderei che la rivoluzione di internet ha di certo contribuito ad abbattere molti ostacoli, dando la possibilita' a molti gruppi di poter essere conosciuti piu' facilmente all'estero. Un difetto e' la mancanza di filtri, anche se e' sempre difficile chi possa dirsi filtro o censore. Credo che per la musica italiana ci siano poche speranze finche' le persone si sentiranno al sicuro solo all'interno delle frontiere del proprio stato, la solita mamma che ci dice che siamo bravi a cantarcele e suonarcele tra di noi. Ci sono proposte di certo valide, tutte pero' con forti esperienze di vita e di attivita' live all'estero. Per chiudere con del romanticismo, penso che la situazione attuale possa avere uno spiraglio per non cemetarsi in una sorta di palude stagnate solo grazie alla riscoperta del supporto, in senso di produzione fisica che attesta un lavoro, un progetto. Il tutto ben mescolato alle enormi possibilita' date dalle piattaforme per la vendita digitale. Accontentare gli estremi, facendo andare in rovina schemi vecchi e classici come le distribuzioni. e' forse un po' estremo, ma penso renda l'idea. vendere solo vinili con dentro o il cdr, o un codice per poter una sola volta scaricare il disco ad alta qualita'. Oppure comprare direttamente dalla piattaforma, per poi aspettare con ansia che il gruppo passi a suonare piuf o meno vicino al luogo dove si vive, per comprarne i dischi. Beatrice Antolini

Relativamente a Beatrice: ce la presenti un pochino?

Federico Federici: Beatrice abbiamo avuto modo di conoscerla grazie ad un amico in comune che aveva gia' notato questa sorta di affinita' elettiva. Pur avendo iniziato a collaborare da un punto di vista quasi esclusivamente professionale, adesso penso a lei prima come ad una amica e ad un membro del collettivo, che a quella matta artigiana di suoni e voci che e'. Penso che Beatrice sia proprio un esempio calzante. Il suo Big Saloon, disco d'esordio, ci ha dato innumerevoli soddisfazioni, ci siamo divertiti a seguirla mentre suonava su e gia' per la penisola. Il disco nuovo e' quasi pronto, e' una bomba. Ma in onesta' le abbiamo detto che speravamo potesse trovare una realta' piu' consolidata, per aver piu' visibilita', piu' possibilita' per suonare dal vivo eccetera eccetera. Lei fa parte di Madcap, ma e' giusto che segua il suo percorso. Adesso pero' non so se posso gia' dare informazioni in merito al suo prossimo disco, quindi mi fermo qui.
(n.b. Federico fa riferimento al nuovo disco di Beatrice"A due" uscito per Urtovox questo ottobre; quando lo abbiamo intervistato, prima dell'estate, l'argomento era ancora"top secret"!)

Ma non ho praticamente risposto alla tua domanda.

Beatrice suona quasi tutto da sola quando registra. Si intende di registrazione, mixaggio e finalizzazione del tutto. Sa avvalersi sempre di ottimi collaboratori, vedi come ultimo Davide Cristiani del Bombanella studio che le ha registrato e premixato il disco negli ultimi 6-7 mesi. Penso che a volte Beatrice faccia fatica a trovar del tempo per fermarsi e respirare, ma di certo e' sempre molto onesta nel modo in cui si presenta, e questo secondo me e' uno dei suoi punti di forza. Penso che consiglierei a tutti, per accingersi al suo mondo, di provare ad assistere ad un suo concerto. Penso sia il modo migliore, insieme alla sua musica, per capire da dove possa venir fuori...

Leonardo: Grazie Federico, speriamo di vedervi presto da queste parti.


Sito ufficiale del Madcap e Myspace di alcuni artisti dell'etichetta:
http://www.maledetto.it
http://www.myspace.com/madcapandrea
http://www.myspace.com/beatriceantolini
http://www.maledetto.it/fathermurphy
http://www.myspace.com/gretelehansel
http://www.myspace.com/pentolinosorchestra

un evento del Centro Italiano di Fukuoka

Esterina - Diferoedibotte (2008)
Esterina gDiferoedibotteh (Nopop-Emi 2008)
(rock) Indie - novita'

Band della Versilia o meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa.
Il loro debutto ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale... continua

Leggi il commento e la nostra intervista a Esterina!
EsterinaBand esordiente della Versilia (anche se in realtaf attivi giaf da molti anni).
O meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa, in provincia di Lucca.
Il loro debutto gDiferoedibotteh ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale. La musica, carica di tensione ma sempre orecchiabile e godibile nella sua essenza, lascia intravedere talvolta certe influenze: probabilmente soltanto delle somiglianze, vista la maturitaf e la forte caratterizzazione del loro sound. A tratti, ascoltando con sincero entusiasmo il loro disco, ci sono tornate infatti alla mente alcune complicate melodie dei Radiohead (quelli certamente piuf ispirati, dei dischi piuf recenti); altre volte, il loro impatto e il loro stile ce li hanno avvicinati alla forza espressiva di certe soluzioni melodiche e di alcuni particolari incastri ritmici, tipici del rock asciutto e epico dei Mogwai. Piuf in generale, si tratta perof di tutta farina del proprio sacco, senza dover ricorrere necessariamente a paragoni eccessivamente forzati.
Su tutto si staglia la voce limpida ed espressiva di Fabio Angeli, talvolta affilata, altre volte dolcemente increspata; interprete capace, narratore di storie di persone e di stati dfanimo, di sconfitte e sguardi allo specchio, di "ferro e di botte"....
Veramente un bel disco e un ottimo inizio (nel loro caso forse un "traguardo", vista la lunga gavetta!). Il fatto che la gstarh Vasco Rossi li abbia voluti accanto a se' nel suo ultimo tour in giro per lfItalia, non saraf mica un caso...

Bravi, bravissimi.

Abbiamo raggiunto per mail Fabio che ha risposto con entusiasmo ad alcune nostre domande.

Innanzitutto grazie per la vostra risposta e per la disponibilitaf. Siamo veramente felici di poter accogliere Esterina tra le pagine del nostro nuovo sito. Immagino che in questo periodo sarete abbastanza occupati con la promozione di gDiferoedibotteh. Perciof non vi rubiamo tanto tempo.

Leonardo: Se dovessimo tradurre cosi comfef, letteralmente, il titolo del vostro disco in giapponese non se ne capirebbe bene il significato e i perchef e soprattutto non si riuscirebbe a far comprendere se esiste veramente o meno una certa ironia dietro questa scelta. Gli ipotetici fruitori attribuirebbero la cosa al solito humor sornione, bizzarro e al nonsense che per i giapponesi risulta talvolta misterioso e inspiegabile, degli italiani e del loro modo di pensare. Perchef avete scelto gEsterinah e che cosa significa veramente gDiferoedibotteh? Quale significato o quali significati avete voluto dare a queste due scelte?

Fabio: Esterina e' un nome di donna, diminutivo di un nome ormai poco diffuso, se non nelle persone anziane che il caso vuole gzittelleh (nubili) o vedove. In ogni paese delle nostre parti se c'e' un'esterina e' sola. Per questo noi la definiamo nella nostra biografia guna donna minoreh. E' una scelta di gsconsuetudineh e indipendenza dai gbattesimih roboanti dell'immaginario rock dove spesso le band cercano nel nome una sintesi improbabile e/o gagiograficah della loro attitudine. Esterina e' anche la prima parola e il soggetto della poesia gfalsettoh di Eugenio Montale : Esterina, i vent'anni ti minacciano; oltre che un film di Carlo Lizzani, dove si racconta, nell'Italia dell'immediato dopo guerra, la storia di una ragazza (Esterina appunto) che vuole scappare dalla campagna per la citta'.
Noi siamo cresciuti e viviamo in un piccolo paese di campagna e tutte queste cose penso chiamino bene la nostra vicenda oltre che dargli un nome. Per di gdiferoedibotteh il discorso e' un po' diverso nel senso che e' un esperimento. gDi fero e di botteh e' un verso della canzone gferoh, parola dialettale che indica il ferro, ma come ho cercato di spiegare in altre occasioni, con un senso deteriore o iperbolico. Cerco di spiegarmi meglio: la parola fero nella mia esperienza (mio padre fa il fabbro) porta con se un rapporto semiotico diverso tra significante (fero anziche' ferro) e significato (il metallo) fero oltre a indicare il metallo ne indica nell'intercalare un materiale scadente per la sua debolezza alla ruggine o la pesantezza di un materiale duro da trasportare, cosi come viceversa, la capacita' di un uomo di sopportare gli eventi, ge' di feroh e' un espressione tipica per dire quanto uno sia capace di portare il dolore o la fatica, consapevoli del fatto che il ferro o meglio il fero non e' eterno. gdiferoedibotteh proviene dal verso ge' di fero e di botteh, verso che racconta di un uomo che e' fatto di gferoh (indistruttibile) e di gbotteh ovvero di percosse, di tonfi, di danni, perde il verbo iniziale e si contrae in un'unica parola che non esiste in italiano e che tenta di sintetizzare quello che ho cercato di spiegare fin qui con grossa difficolta'.

Leonardo: Se oltre al vostro disco doveste consigliare qualche titolo ad un vostro potenziale ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? Quali altri titoli italiani secondo voi dovrebbe assolutamente non perdersi?

Fabio: Non credo di poter consigliare dei percorsi conseguenti, che spero costituiscano l'esperienza che ognuno fa dell'arte in particolare e del mondo in generale. Cioe' non saprei. Forse bisognerebbe parlarne. Voglio dire se uno e' innamorato di Hemingway non e' detto che lo debba essere di Conrad ma magari di Camus si. Ho visto che sul vostro sito avete parlato de gle luci della centrale elettricah che e' una voce nuova nel panorama italiano e merita di essere conosciuto. Credo che uno dei lavori piu' importanti per quanto riguarda la canzone italiana (ma non solo) degli ultimi anni e per molti altri ancora sia gOvunque proteggih di Vinicio Capossela, (vado a braccio e per frequentazione piu' che per tassonomica classificazione) la voce di Nada, il nuovo cantautorato di Moltheni e Marco Parente, le parole di Emido Clementi dei Massimo Volume, gKo de Mondoh dei CSI ma poi la musica strumentale dei Giardini di Miro', il rock anglofono degli Yuppie Flu e uno dei piu' grandi gruppi grockh italiani di sempre: gli Zu, che pero' forse da quelle parti sono conosciuti per essere stati apprezzati e sponsorizzati da John Zorn.

Esterina

Leonardo: Voi siete orgogliosamente toscani, della Versilia, giusto? I giapponesi, purtroppo ( e lo dico sinceramente perchef mi piace molto la vostra zona, in particolare lfaria decadente e magica che si respira a Viareggio, in qualsiasi stagione, ma anche lfentroterra alle sue spalle che torno a visitare sempre, quando sono in Italia) non conoscono molto bene questa zona della Toscana offuscata dalla fama turistica di altre cittaf della regione... blando campanilismo a parte, che cosa vorreste dire a dei potenziali visitatori giapponesi, della vostra terra?

Fabio: Si noi siamo toscani, non esattamente versiliesi anche perche' nemmeno Viareggio a dirla tutta sarebbe Versilia, ma di quella zona compresa tra Versilia storica (Pietrasanta), il mare di Viareggio, il lago di Massaciuccoli (Puccini!) e le colline che ci separano da Lucca. Di Massarosa, nati tutti all'ospedale di Viareggio a pochi metri dal mare, tranne Giovanni Butori (il bassista) che e' di Lucca e che noi usiamo come anticorpo [:-)] visto che esiste un blando campanilismo che ci oppone ai gbigottih lucchesi raccontati anche nella canzone gbaciapileh e una differenza (oltreche' una profonda diffidenza) che definirei culturale da quell'ambiente gurbanoh che la citta' di Lucca da secoli rappresenta anche iconograficamente, cinta dalla sue mura che la separano dal mondo e che ne hanno protetto piu' idealmente che praticamente il sistema di potere economico, politico ed ecclesiastico. Mi dilungo un po' su questo argomento per raccontare, della terra che ci ospita, uno dei tratti che io credo piu' importanti e piu' peculiari: la controversia, la sua alterita'. Come anche tu ricordi, uno dei fascini preminenti della Versilia e' la decadenza, che ha catturato negli anni molti viaggiatori anche importanti, che fra le altre cose ne hanno determinato la sua popolarita' internazionale, ma e' la controversia di questa terra la ricchezza piu' grande o che perlomeno merita di essere portata in salvo come una cosa mai conciliata. Nel giro di pochi chilometri si dipanano: Pietrasanta citta' d'Arte, l'alta Versilia dei cavatori e delle roccaforti anarchiche, le Alpi Apuane, il turismo alto borghese di Forte dei Marmi, la natura dimenticata della palude intorno al Lago di Massaciuccoli, la Viareggio della satira popolare del Carnavale, i cantieri per sceicchi, i bagnanti della domenica. Popolare e borghese, polvere e pepite, nazional popolare e underground, sacro e profano, solidarieta' e violenza. Per me e' una terra di sangue, di limite iscritto nelle mani di questa gente stretta tra la montagna e il mare. E se il paesaggio, le cose buone da mangiare e da bere, la storia ne giustificano una visita anche disintossicante dallo stupore prevedibile di Piazza dei Miracoli consiglio di fare un giro in questi posti d'inverno magari a carnevale per vedere i carri allegorici di cartapesta e come dice una famosa canzone del carnevale viareggino (il carnevale) g... ci dona per un mese l'illusion che tutto 'il mondo e' fatto di cartonh ecco, forse potrebbe essere un buon inizio per un giapponese.

Leonardo: La componente live, lfesibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, che ruolo e che importanza ha per voi? Mi sembra di capire che avete accompagnato lfultimo tour di Vasco Rossi, in giro per lfitalia...come ef nata questa possibilitaf e come descrivereste questa, credo, importante esperienza? Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi?

Fabio: Per piu' di dieci anni abbiamo suonato (e lo facciamo tuttora) nella nostra sala prove, una stalla abbandonata che noi stessi abbiamo risistemato. Ci si trova una o due volte a settimana e si suona. Ci si incontra la', fare la musica e' stato un modo per stare insieme, per non perdersi, non solo tra noi cinque ma anche con gli amici che ci seguono da sempre. Come imparare a parlare una lingua, andare nei luoghi dove si parla e' un po' liberarla e un po' impararla di nuovo, riconoscerla. Fare ascoltare la propria musica e' cosi. Saremo fortunati e felici di poterla praticare il piu' possibile. Suonare, per noi, e' dal vivo. Il nostro produttore si chiama Guido Elmi e in Italia e' famoso per essere il produttore di Vasco Rossi. Per aiutarci nella promozione dell'album ha chiesto all'entourage di Vasco di farci aprire due date del tour estivo, loro hanno accettato e noi abbiamo suonato. Per esterina e' stata l'esperienza della dismisura. Da 10 persone a 50.000 in un pomeriggio e' stata un'esperienza di cui ancora non ci rendiamo bene conto, e di cui nessun manuale di apprendimento pratico aveva fin'ora parlato. Di sicuro c'e' che ci ha cambiati. Per una serie fortuita di casi abbiamo anche aperto la prima data del tour europeo di Neil Young e l'unica data italiana dei Chicago. Abbiamo notato che la nostra musica ha avuto un riscontro positivo presso il pubblico straniero presente e quindi noi siamo stati molto contenti, e' una cosa molto bella poter parlare a delle persone che non conoscono la nostra lingua ma riconoscono nella nostra attitudine musicale qualcosa che li riguarda.
Suonare all'estero per un gruppo italiano non e' facile, non solo per la lingua ma perche' il nostro paese non ha e non mantiene un sistema culturale all'interno del territorio nazionale, figuriamoci se possa averne delle propaggini all'estero anche solo d'impresa culturale. Il nostro e' un mestiere del sopravvivere prima di tutto ma ci piacerebbe molto poter portare la nostra musica all'estero. Vorremo mandare il nostro disco ma anche tutta la produzione di video che abbiamo realizzato a qualche istituto di cultura italiana, per esempi a S.Francisco vivono molti massarosesi chissa' se saranno interessati?

Leonardo: Le domande che seguono sono un pof una sorta di gprovocazioneh. Una specie di questionario alla marzullo che gsottoponiamoh un pof a tutti gli artisti che ci hanno concesso un incontro.

Fabio

In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ( escludo gente tipo stragisti e pseudo esuli politici come Zorzi, purtroppo anche loro qui in Giappone) ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media.

Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani?

Fabio: Non credo nello slogan anche se ne comprendo il senso, perche' e' sempre strumentale. L'Italia e' un paese anomalo e gravemente malato a ogni livello della vita pubblica, solo i parlamentari italiani assumono portaborse a nero e poi legiferano in tema di lavoro nero e per nessuno e' motivo di scandalo. Solo a Napoli si fa una manifestazione contro un campo Rom che rimbalza su tutti i media nazionali perche' gattenta alla sicurezza della citta'h quando la citta' e' una discarica e muoiono di morte camorrista centinaia di persone all'anno, bambini inclusi. Io credo alle storie singolari, alle persone. Credo che l'Italia sia molto di questo, della bellezza che resiste nelle persone e nei luoghi che nei millenni hanno saputo rendere meraviglie. Credo che questo sia il presente possibile in tutti coloro che sono in grado individualmente e senza far parte di un sistema vero di portare la verita' nella loro vita. Mio padre fa il fabbro, c'e' un detto dalle nostre parti che dice: se vuoi pati' le pene dell'inferno fa il fabbro d'estate e il muratore d'inverno. Come mio padre, molti della sua eta' nel nostro paese (sessantacinque anni) dopo aver lavorato un giorno intero e magari 10 o 12 ore fanno i turni alla Misericordia del paese (una sorta di pubblica assistenza che ha le ambulanze con i medici a bordo coordinate da un centro nazionale sanitario che localmente ha una sede a Viareggio) chi il telefonista, chi il barelliere, chi l'autista. Spesso fanno la notte e se devono fare un intervento (a volte due) stanno via delle ore e quindi la notte non si dorme ma la mattina si torna al lavoro. Ecco questa per me e' l'Italia, di persone che fanno le cose senza guadagnarci niente e in un modo normale. Secondo me e' rischioso metterli nel mucchio dello slogan, dell'etichetta, quando lo si fa e' sempre per denigrare non per raccontare. Come sarebbe ingiusto dire che i Giapponesi sono dei gmangiabaleneh oppure, per esempio in questo momento sono in Abruzzo, a pochi metri da dove mi trovo ci sono i trabocchi, delle costruzioni tradizionali situate sulla costa per la pesca, non pescano quasi piu' nulla perche' poco lontano nelle acque internazionali i pescherecci giapponesi pescano molto di piu' e piu' in fretta di qualsiasi altro sistema, impoverendo il mare adriatico, la stessa cosa succede in Sicilia con i tonni. La legge glielo consente. E' una questione di forza. Ma non credo possa bastare a definirli come usurpatori. Non credo che si possa definire gli americani come degli assassini anche se la guerra e' una prassi per mantenere la loro economia e quella che loro chiamano democrazia. E' la civilta'. Sono un sistema, l'Italia e gli italiani degli outsider senza regole, E' per questo sopravvivono in un paese che non esiste e di cui non m'importa molto di per se, in quanto tale, la patria come la famiglia per me non sono un valore ma un'esperienza.

Leonardo: Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?

Fabio: Non credo spetti a me a dirlo pero' visto che me lo chiedi, in qualche modo vorrei che si potesse apprezzare la nostra inconciliata corrosivita'. Ecco questo.

Leonardo: Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo? Conoscerete sicuramente la musica moderna giapponese o altre forme d'arte di questo paese. Prescindendo dalle distanze culturali e fisiche che separano i due paesi quali progetti o autori giapponesi preferite o vi sembrano interessanti (non so, vi cito ad esempio il cinema o il fenomeno Esterinaculturale e mediatico degli anime, la letteratura...)? Vi hanno in qualche modo o qualche volta ispirato?

Fabio: Per noi il Giappone e' veramente un posto molto lontano e credo in gran parte sconosciuto. La cosa che mi incuriosisce di piu' e' la capacita' della societa' giapponese di essere onnivora, far coabitare nello stesso luogo tradizione, istanze ultrapop, influenza europee colte, trash. Sono curioso di capire come succede cosa e' che favorisce questo processo.
Non credo di poter dire di essere stato influenzato dalla cultura giapponese anche se ho letto qualcosa di Mishima, ho seguito con interesse la vicenda artistica di Sakamoto e conosco un po' di musica giapponese, forse la cosa che ci ha influenzato di piu' pero' pensandoci e' la tecnologia che in quel paese e' stata prodotta e dalla quale tutti dipendiamo: Korg, Yamaha, Roland, Zoom, Takamine e molti altri sono i marchi che da sempre sono nella nostra sala prove e senza i quali faremo della musica profondamente diversa.

Mi fermerei qui, non vorrei impegnarvi oltre. Grazie ancora a nome del nostro centro.


Sito ufficiale e myspace:
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Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato (2008)
Afterhours gI milanesi ammazzano il sabatoh (Universal 2008)
(rock) Indie - novita'

Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso
classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente... continua

gli Afterhours
Afterhours...nel rock 'n roll sghembo di "E' dura essere Silvan", apologia della fatica di sostenere la propria immagine, sempre uguale a se stessi, e' contenuta forse la filosofia estetica che riassume, nella propria essenza, questo ultimo disco della band guidata da Manuel Agnelli.

Opera rock dai forti connotati ghardh. Ma in questo molta ef (lfauto) ironia che il gruppo infonde a questo disco, affilati e urticanti entrambi. Un album fatto di urgenze espressive, che non sceglie scorciatoie, tanto nella forma (i suoni) quanto nei contenuti (le liriche). Citiamo qualche titolo, tra quelli che ci sono sembrati i piuf interessanti; una sorta di gmanometrih a indicare la pressione di un album costantemente sullforlo del collasso e con pochi istanti di respiro: il rock raggrumato e cafone di brani come gTutti gli uomini del presidenteh, lascia al posto alle fantasie visionarie e orchestrali, ricche di scampoli di elettronica e fiati di gMusa di nessunoh o di gDove si va da quih; e poi la ballata sballata, con tanto di cori gospel , gOrchi e streghe sono solih; tutto questo per rituffarsi nel clima visionario della sarabanda "finto-rock", dislessica e travolgente, di gNeppure carne da cannoneh.

I milanesi ammazzano il sabato - titolo che mai come di questi tempi ci ef parso tanto azzeccato per unfopera (dfArte) quanto bellissimo se scelto per questo disco - mette in fila quindi una serie di poesie urbane con afflato bukovskyano, senza orpelli o fantasmi letterari a cui render conto. Il disco ef il punto di arrivo, nel 2008, di una band mutante, come poche in Italia, e anche per questo da considerare tra i pochi progetti di facile esportazione e di largo consenso anche allfestero (ricordiamo il loro recente tour in America e la produzione di John Parish). Ma non per questo chini a chissaf quale cliche esterofilo di sorta. Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente.

gmediocri in salvo - di tutto il mondo - ovunque siate - ego vi assolvoh

(Manuel Agnelli, gEf solo febbreh)

Manuel e Patty Smith

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Camera 66 - In sospeso (2008)
Camera 66 gIn sospesoh (autoprodotto 2008)
Indie - novita'

Efun momento particolare per la musica italiana...sembra. Contrariamente alle tendenze
nichiliste e annichilenti della politica e della societaf e parte della cultura...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista ai Camera 66!

...del nostro paese, oggi. Questo forse anche grazie ad una maggiore autoderminazione nelle nuove generazioni di musicisti - chi lo sa - soprattutto contro le globbyh di alcune delle grandi major della musica. Certamente supportati anche dallfaiuto delle infinitef possibilitaf offerte dai mezzi tecnici disponibili oggi - i computer, internet ecc. - e certamente dagli effetti, quelli positivi, della globalizzazione. Tante realtaf si schiudono come i cento fiori di Mao, in tante province italiane: dalla Sicilia dei Marta sui Tubi allfEmilia Romagna dei Penelope sulla Luna passando ancora, ad esempio, per il sud con i pugliesi il Quartetto LfEscargot. I Camera 66 provengono da queste scene. Sono una di queste voci, fin troppo poco nel coro, semplicemente brillanti. Parliamo un pof del loro disco: inutile negare le influenze orgogliosamente e intelligentemente assimilate e riproposte in chiave locale nella loro musica: su tutte, ci sembra, certo suono della Chicago anni f90 (alcune coordinate, ad esempio: David Grubbs e il suo folk-rock cubista , la classe dei Tortoise piuttosto che lfimmediatezza della musica dei June of 44). Ma tutto ciof efun loro pregio e non un difetto o un limite; ci si rende conto, attraverso questo e molti altri importanti particolari della loro musica (tra cui lfuso totalmente originale della voce e delle parole) che forse gquesti italianih fanno veramente sul serio per uscire dai propri confini nazionali e autopromuoversi coraggiosamente, accanto ad artisti di altri paesi. Cfef dellfaltro in gIn sospesoh: ad esempio, tanta elettronica, usata con gusto ed equlibrio. Un disco sobrio, un tantino troppo elegante, che si lascia ascoltare . Non ef vecchio, gioca su linguaggi espressivi diversi e ci fa sperare nel futuro della musica italiana: un futuro non necessariamente fatto anche di bravi copisti sempre chini perof a modelli stranieri o con una insuperabile venerazione (che nel frattempo sembra essersi trasformarta in irrecuperabile e sterile soggezione!) nei confronti dei mostri sacri nostrani e dei loro inarrivabili "capolavori".
Complimenti.
Patrick, Alessandro, Alex e Cristian
Abbiamo rivolto alcune domande ai Camera 66; sono stati gentilissimi e cosi chiacchierando ne ef venuta fuori una interessante mini intervista:

Avete dei punti di riferimento anche puramente ideali e che anche senza accorgervene confluiscono nella vostra musica...
I nostri attuali punti di riferimento sono Tortoise, Autechre, Gastr del sol, Pink Floyd di gMeddleh o meglio del gLive a Pompeiih, Fennesz, Alva Noto + Ryuichi Sakamoto. In effetti i riferimenti piu' comuni che ci hanno affibbiato nella maggior parte delle recensioni si fermano alle gapparenzeh e ad un ascolto superficiale che appunto si limita a delimitare un quadrato di puro post-rock che comunque non mancava nei primo mesi di prove, e che non neghiamo di aprezzare; ma da allora, come ben hai carpito tu, altre sonorita' come quelle citate sopra hanno avuto la meglio proprio per la loro dinamicita' e apertura, cosa che il post-rock non ha, anzi purtroppo alla lunga risulta aime' statico e ripetitivo. Lfassurdo sta nel considerare Tortoise, Fennezs, Gastr del sol e addirittura il progetto Alva noto + Ryuichi Sakamoto post-rock. Quindi che significa post-rock? Il nostro tentativo e' quello di mischiare diversi linguaggi come lfelettronica, il pianismo classico, incastri ritmici quasi progressive (quasi), psichedelia e le parole in un armonia (un equilibrio) che, sia musicalmente che narrativamente, aspirano allfavanguardia del 900, cioe'al tentativo di unire musica e parola senza schemi di genere. Questo e' quello che proviamo a fare e che ci piacerebbe arrivare a suonare...poi vedremo...vedremo...
Patrick, Alessandro, Alex e Cristian
Che cosa significa il titolo del vostro disco...come lo spieghereste ad un pubblico non italiano...tradurlo letteralmente, ad esempio in giapponese, non ne spiegherebbe, credo, le sfumature che gli avete voluto dare.
In sospeso pu' significare: una situazione non definita e non definitiva; tesa emotivamente; un istante precedente un avvenimento non chiaro ma atteso. Qualcosa di simile...piu' o meno...

Sceglieteci nel vostro disco una canzone e una frase nei testi che piu' vi rappresenta o ha un messaggio importante per voi.
Come brano scegliamo la title track gIn sospesoh il brano meglio equilibrato. La frase piu' significativa e' nella seconda traccia (gTutto ef bene quel che finisceh) e dice: gTutto quello che non sai ef importante...dubitare per capireh. Cercare di svegliarsi da questa globotomizzazioneh mediatica e questa standardizzazione culturale. Ricordando che conoscere e interrogarsi e' il miglior modo per capire, scegliere e riconoscersi realmente in cio'che si pensa e si crede.

Sito ufficiale e myspace:
www.camera66.it
www.myspace.com/camera66

Il Genio (2008)
Il Genio gil Genioh (Cramps, Disastro Records, 2008)
(Retrof) Popular - novitaf

Il Genio = amore per il vintage. Ma non solo. la Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a
noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista al Genio!
Alessandra e Gianlucall Genio = amore per il vintage. Ma non solo. La Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia, seppur cosi radicata la cultura e lfamore per la melodia, mancava in tali fattezze. Il pop voluttuoso e celebrale dei Baustelle ci si avvicina, ma il Genio osa una formula piuf soft, almeno nelle apparenze. Meteora pop dai mille (ris)volti. Luminosi e nostalgici come una palla a specchi in una discoteca di altri tempi, ma non cosi digeribilli come le apparenze vorrebbero; proprio come lo era il divino (e giaf citato) Gainsbourg e accanto a lui le sue muse (dalla Bardot alla Birkin) a cui il pop elettronico e da modernariato del Genio sembra ispirarsi. Cugini piuf pop dei luminosi Blonde Redhead nel loro ultimo g23h, al posto di Kazu Makino (voce e femme fatale dei Blonde Redhead) troviamo Alessandra Contini con la sua voce da lolita erotico-provocante. Tutte orecchiabili e appiccicose queste canzoni con i titoli e le liriche dai significati piuf ambigui e intriganti (gPorno poph, gGli eroi del Kung-fuh , gApliqueh) e testimoni di una nuove stagione per la musica italiana. Inutile citare qualche traccia in particolare, si farebbe un torto a quelle non nominate; ma su tutte ci sentiamo almeno di chiamare in causa la splendida gA questo puntoh, capolavoro del duo e summa dellfestetica ambigua e sensuale di tutto lfalbum. Musiche tutte da gustarsi, sotto il sole, nella penombra di una afosa siesta estiva, a lume di candela, in agosto allfimbrunire, quando alzando gli occhi al cielo il tramonto sembra proprio non arrivare mai.

Alessandra e Gianluca



Abbiamo rivolto alcune domande a Gianluca De Rubertis (tastierista e arrangiatore del duo) e a Alessandra Contini (coautrice, voce e basso) che nonostante siano impegnatissimi con il tour promozionale del loro disco ci hanno regalato questa mini intervista:

Cari Gianluca e Alessandra vorrei farvi una domanda con una introduzione un pof strana: In Giappone spesso parlando degli italiani e dei loro modi di fare si cita questa frase gitaliano: mangiare, cantare e amore.h Che ne pensate di questo stereotipo sugli italiani?
In questo momento, mentre rispondiamo alla tua domanda, stiamo mangiando, dopo probabilmente canteremo, riguardo all'amore non abbiamo riserve. Non ci sembra nemmeno un brutto stereotipo.

Alessandra ContiniSe ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?
Semplicemente quello che racchiude la nostra musica: musicalita', ironia, sensualita'.

Che cosa ne pensate di quello che avviene in questi ultimi tempi in Italia (la politica, i problemi sociali come la mafia o le recenti vicessitudini di Napoli, la crisi economica e culturale eccetera...) che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
Non portiamo messaggi sociali o discriminanti sui costumi di un popolo. L'Italia oggi e' un paese un po' piu' provinciale di prima, e' una cosa vera. Ma che male c'e'? Crediamo che ognuno, in prima persona, porti il suo personale messaggio, e, quando quel messaggio viene colto e apprezzato, il pubblico dimentica il background sociale da cui una persona proviene.

Che idea avete invece voi del Giappone? Vi interessa, per quale motivo? Nel campo dellfArte e della Musica in particolare quali progetti o autori giapponesi preferite o vi sembrano interessanti? Vi hanno in qualche modo o qualche volta ispirato? (n.b. nel disco compare anche la cover di gGiapponese a Romah di Kahimi Karie!)
Ci piace molto il cinema di Kitano, la letteratura di Mishima e Murakami, la cucina giapponese, Cornelius, i Pizzicato Five e tanta musica nipponica. Anche i giapponesi sono attratti dalla melodia francese d'altri tempi, quindi condividiamo con il Giappone, per cosi dire, un gusto raffinato e demode' nei confronti della musica. Bellissima poi la cover delle Cibo Matto di "Je t'aime, moi non plus".

Alessandra e Gianluca

Myspace:
http://www.myspace.com/disastrorecords.it
http://www.myspace.com/ilgenio

alcune foto

Marta sui Tubi - Nudi e Crudi (2008)
Marta sui Tubi gNudi e Crudih (Tamburi Usati 2008)
Indie - novita'

Un dvd con tutti i video clip della band siciliana piufinteressante del momento. Piufun
documentario on the road a spasso per lfItalia insieme a Marta Sui Tubi...  continua

Leggi il commento e la nostra intervista a Marta!
Carmelo, Ivan e Giovanni...seguendo la band durante i loro concerti. E poi un reportage sulla loro incredibile performance dal vivo in un igloo in Van Senales: un concerto unico suonato solo con strumenti scolpiti nel ghiaccio (creati dal liutaio Tim Linhart).
Insieme al dvd anche un cd con quattro nuove strabilianti canzoni in bilico tra rock, folk, sperimentazione, divertissement...
Tutto questo come gustosa introduzione al loro prossimo album ufficiale,gSushi e cocah, che usciraf questo ottobre.
Si prospetta un autunno molto interessante...

In attesa di tutto questo li abbiamo intervistati.

Ciao Gio, Ciao Carmelo e Ciao Ivan...
Che cosa significa veramente gMarta sui Tubih? Quale significato o quali significati avete voluto dare a questa scelta? E perchef avete pensato e poi deciso gSushi e cocah per il titolo del vostro prossimo disco?
Gio:
Il nome e' venuto fuori da una serata alcolica in cui io e Carmelo, il chitarrista, dovevamo assolutamente scegliere un nome per il nostro neonato progetto musicale fino ad allora senza nome, in quanto il proprietario del locale nel quale dovevamo suonare voleva fare delle locandine per pubblicizzare il concerto e gli serviva il nome. Tutto quello che abbiamo saputo tirare fuori quella sera fu Marta sui tubi. A me allfinizio quel nome non piaceva e lo accettai con riserva con la condizione che lfavremmo cambiato quando ne avremmo trovato uno che ci convincesse di piuf. In quel concerto perof molta gente ci fece la tua stessa domanda: gche significa marta sui tubi ?h cosi capimmo che quel nome destava curiositaf e alla fine decidemmo di tenerlo. A quel punto non ci rimaneva che dargli un significato ex post o trovare una spiegazione. Lfidea fu quella di dire in giro che Marta era una ragazza che ci contendevamo entrambi senza saperlo e una volta scoperta la tresca ci spiegammo, picchiandoci in un cantiere dove cferano dei tubi. Tanto stupida la storia, tanto clamore fece presso i primi intervistatori che incontrammo per il nostro album di debutto. Il nome del nostro prossimo disco gSushi e cocah ef il titolo di una canzone che faraf parte dellfalbum. Parla di Milano, la cittaf dove vivo, e dipinge uno stile di vita che comprende anche il cibarsi di sushi (cibo qui italia considerato esotico e in quanto economicamente caro, anche dfelite) e fare uso di coca (a te lfonere di interpretare se il riferimento ef diretto alla bevanda o ad altro).
Carmelo: Marta sui tubi ef lfalternativa ad un nome che inevitabilmente ci avrebbe fatto diventare ricchi e famosi e di cui non possiamo parlare per un voto fatto davanti alla statua di Ricky Gianco.

il trio sicilianoSe doveste consigliare un vostro disco ad un vostro nuovo ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? E insieme al vostro (o ai vostri) cd, quali altri titoli italiani secondo voi non dovrebbe assolutamente perdersi?
Gio
: Sicuramente dal prossimo, perchef ef il piuf sperimentale di quelli finora realizzati. Ef il disco che secondo me si fa ascoltare meglio rispetto agli altri soprattutto da un ascoltatore che non puof capirne le parole. Anche se la parte testuale nelle nostre canzoni ef un elemento fondamentale, in questo disco la musica fa la parte del leone e tutte le canzoni possono essere apprezzate anche solo per la loro costruzione strutturale. Altre band che mi sento di consigliare? Teatro degli orrori , Disco Drive, Paolo Benvegnu'.
Carmelo: Potrebbe partire dal nostro primo disco, sicuramente la cosa migliore che abbiamo mai fatto! Altri titoli italiani che consiglierei sono: Uochi Toki, Benvegnuf, Gigi e La Pallottola (!?) eccetera.

Molti giapponesi leggendo di voi, scoprendo che siete siciliani doc ma che vivete e lavorate fondamentalmente tutti a Milano si chiederebbero allora che cosa ci fate in una cittaf cosi lontana dalla vostra terra di origine? Da queste parti la Sicilia ef molto apprezzata e decisamente in risalita tra i gusti dei giapponesi nel turismo e per la cultura italiana. Che cosa ci potete dire di questa cosa?
Gio:
In realtaf sono solo io che vivo a Milano, Carmelo vive a Bologna e Ivan sta a Bergamo. Viviamo tutti comunque lontani dalla nostra terra natia perchef da quelle parti non cfef una industria discografica nef locali o strutture che ti permettono di intraprendere una carriera artistica professionale. Milano invece ef il centro dellfindustria discografica e tutto quello che accade li, si reverbera in tutto il territorio nazionale. La Sicilia comunque rimane nel nostro cuore e quando ci ef possibile torniamo, soprattutto dfestate, per goderci quegli spazi sconfinati e quella luce che piuf di ogni altra cosa ha influenzato il nostro essere uomini e musicisti.
Carmelo: Prima o poi torneremo a vivere tutti e tre in Sicilia, stiamo solo usando il nord (ahahahah!!!!!) proprio per poterci permettere una dignitosa vecchiaia nella nostra terra di origine.
Ivan: il Giappone e la Sicilia sono entrambi isole, terre di filosofi e di contraddizioni...

La componente live, l'esibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, come per altri artisti italiani mi sembra sia fondamentale per voi. Soprattutto con il vostro pubblico in Italia. Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi? Sogno:...riusciremo a vedervi anche qui in Giappone?!
Gio:
Fino ad ora non abbiamo mai suonato allfestero. Ci sono arrivate delle proposte ma non se ne ef fatto ancora nulla. Molta gente ci dice che la musica potebbe essere bene apprezzata anche allfestero ma andarci a suonare senza una distribuzione discografica e senza una minima distribuzione comporterebbe piuf un costo che un effettivo vantaggio. Per tutti noi il sogno piuf grande sarebbe quello di fare un tour internazionale ma siamo un gruppo indipendente e possiamo contare solo sui nostri contatti e non su quelli di una multinazionale che ci promuove allfestero. Chissaf!

Carmelo, Gio e Ivan
Ivan: il sogno sarebbe nostro, sia perchef il gpubblicoh nippo ef uno dei piu attenti alle novitaf ed alle innovazioni in musica; sia per poterlo finalmente visitare.
Carmelo: Non vediamo lfora di venire in Giappone e chissaf che questa non sia la volta buona!

Il nuovo disco hSushi e Cocah che mi dicevate usciraf a ottobre, ef prodotto da Taketo Gohara. Raccontateci un pof di questa collaborazione; qualche informazione sul signor Gohara; perchef avete deciso di lavorare con lui eccetera eccetera.
Gio:
Taketo lo abbiamo conosciuto tramite dei nostri amici musicisti. Lui aveva lavorato con loro e a noi piaceva il sound che aveva dato a quelle produzioni. Poi abbiamo scoperto che era un nostro fan e in qualche modo si ef imposto a noi come produttore mostrando un entusiasmo tale per la nostra musica che ci ha conquistato. Poi ef una persona molto calma e razionale che bene si combina alle nostre indoli esuberanti e tendenti allo sclero. Con il suo lavoro e la sua personalitaf ha fornito un punto di equilibrio importante che ha influenzato non poco il nostro ultimo lavoro.
Ivan: Taketo ef stato sin da subito sulla nostra lunghezza dfonda cercava di ottenere da noi intensita e passione piuf che robe perfettine per enfatizzare lfatmosfera live delle esecuzioni in presa diretta.
Carmelo: Taketo...quanti ricordi!

In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani?
Gio: Sono tre fra le cose possono rendere un uomo felice. E non solo un uomo italiano. Da noi si usa dire: canta che ti passa, ed e' una cosa vera. La musica e soprattutto il cantare fornisce una via di sfogo ai pensieri scuri che ogni tanto offuscano le giornate. Per quel riguarda lfamore e il cibo... Piuf ce nfef meglio ef. Lo stereotipo ef sempre dietro lfangolo ma va bene cosi. Gli stereotipi sono come i soprannomi, vengono attribuiti a chi presenta peculiaritaf forti e distintive che trasmettono carattere. Ma non si possono scegliere, sono lfabito che qualcuno ti ha cucito addosso per evitare di vedere le tue parti peggiori!

Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone?
Gio: di noi tutto, dellfitalia ti dico invece cosa non esporterei: il vaticano, la classe politica e la burocrazia.
Carmelo: ommioddio!!!! Sono un italiano!

Che cosa pensate di questo a proposito dellfimmagine e della fama allfestero del vostro paese e invece della realtaf tangibile, dei problemi, della politica e dellaf societaf dellfItalia attuale e che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
Gio:
Ci sono due italie; quella traffichina fiscalmente e legalmente borderline che trova in berlusconi un profeta e un esempio da seguire lasciandolo leggiferare accettando che si faccia le leggi ad personam per non finire in galera e per difendere i suoi interessi economici, e quella che invece desidera un ceto politico e una politica trasparente con leggi uguali per tutti senza eccezioni e disciminazioni. Questfultima perof non riesce piuf ad organizzarsi politicamente a causa della ossessiva tendenza dei suoi leaders a frammentarsi in piccoli partiti che si arroccano alla propria poltrona dietro sfumature della stessa idea. Ci sono dei paradossi nella politica italiana; nella coalizione che governa convivono anime secessioniste che vorrebbero un nord Italia staccato dal resto del paese e per assurdo invece le regioni che hanno votato in maniera piuf compatta a destra sono state proprio le regioni meridionali!!! Il destino politico di questo paese non saraf mai chiaro e limpido fino a quando esisteranno poteri occulti come la mafia, la massoneria e la chiesa.
Ivan: in genere sarebbe saggio non fermarsi mai ai luoghi comuni, la storia ci insegna che possono diventare un pericoloso pretesto...

Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo?
Ivan:
il Giappone ha 1000 motivi di interesse, dalle cerimonie antike alle grandi metropoli, i manga e le mutandine...akira e kurosawa, i treni, i terremoti, i karaoke, i kamikaze, i loudness...

Ok, vi ringraziamo tanto per questa interessante chiacchierata. Grazie.
Grazie e a presto. Cia'.


Sito ufficiale e myspace:
http://www.martasuitubi.it/
http://myspace.com/martasuitubi

Baustelle - Amen (2008)
Baustelle gAmenh (Warner Atlantic 2008)
Pop - novita'

Difficile parlare di questo disco. Fiumi di carta stampata sono stati scritti sui Baustelle
in questi ultimi mesi; blog affollati dai commenti sul loro gAmenh...  continua

Baustelle
la band...tanti quanta la gente ai loro concerti o i fan ad attendere un loro gesto e pronti ad assecondare ogni loro capriccio. Fatto ef che il disco ef bellissimo, fatto di canzoni di alta qualitaf di scrittura, con incisi memorabili come non se ne sentivano dai tempi di gAzzurroh o gSe Telefonandoh.

Entriamo con occhio clinico in questo disco: chi segue la musica italiana da sempre si accorge che potrebbe essere unfinstantanea sullo stato attuale del pop nostrano.

La poetica dei Baustelle ef un concentrato di raffinato cinismo; subliminale come gli effetti dellfassenzio; dolcemente iniettato nelle quindici tracce del disco. I veleni contenuti in queste musiche aggrediscono con non scalance le orecchie e la mente dellfascoltatore; questo soprattutto attraverso le liriche agrodolci di Francesco Bianconi, interpretate tanto dal leader maschile (dal cantato talvolta un pof salmodiante e umorale come Battiato, altre volte profondo e avvolgente come De Andref) quanto dalla voce sensuale della tastierista, Rachele Bastreghi. Gli arraggiamenti vantano poi, questa volta, una produzione pressochef impeccabile (a cura degli stessi Baustelle e in collaborazione con Carlo U. Rossi, giaf importante produttore nella scena indie italiana, dagli anni ottanta a oggi) ricchi di arrangiamenti orchestrali che accompagnano e interagiscono con il rock sofisticato e patinato dei Baustelle. Numerose le collaborazioni, doveroso citiare almeno il Maestro Alessandro Alessandroni (il famoso fischio, ma non solo, nelle celebri colonne sonore di Morricone per i film western di Sergio Leone) lf Orchestra d'Archi Edo Dea Ensemble di Edoardo De Angelis e Silvia Catasta diretta da Fabio Gurian, una sezione fiati, il musicista etiope Mulatu Astakte, Sergio Carnevale (giaf nei Bluvertigo ) Beatrice Antolini, lfarpista e percussionista Beatrice Martini e molti altri.

Francesco e RacheleCome dicevamo, quella dei Baustelle ef una poetica nichilista, poco narrativa e molto riflessiva; spesso una sorta di invito, tra le righe, al gsuicidio" (intellettuale e non). Attraversata dalle infinite inquetudini, vere o ipocrite che siano, di un paese sullforlo di una crisi di nervi, interiormente lacerato da crisi di identitaf.Questo disco, manifesto di una generazione disillusa e talvolta un pof troppo radicalchic ma sempre molto presente e molto piuf ingerente di quanto non si veda, nasce quindi da un umus tutto italico, rivolto al presente e allfattualitaf: dagli effetti collaterali della spazzatura campana, ai drammi sociali come la storia di Alfredino , passando per la crisi culturale e mediatica dellfitalietta berlusconiana, sino alla situazione paradossale delle recenti vicessituini politiche che frustrano e addanneranno per molto tempo ancora, il Belpaese. E poi come dice Bianconi nelle sublimi strofe di gAlfredoh (Parafrasando in poesia le atmosfere dellfera in cui stiamo vivendo: tempi in cui la grealtafh- fittizia - dei media sembra avere piuf valore del presente stesso.):

gIntanto Dio guardava il Figlio Suo E in onda lo mando'h.

Amen.


Sito ufficiale e myspace:
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Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata (2008)
Le luci della centrale elettrica gCanzoni da spiaggia deturpatah (La Tempesta 2008)
Indie - novita'

...uno degli ultimi cantautori italiani, forse il primo, grande, di questo nuovo secolo. Che poi
questo Vasco Brondi, meglio conosciuto con il nome del suo progetto...  continua

Le luci della centrale elettrica
Premessa: un tipo da spiaggia, una canzone da spiaggia...

VascoDefinire una canzone gda spiaggiah, a noi italiani fa immaginare o intendere una canzone facile da canticchiare, che tutti ricordano, di facile orecchiabilitaf. Una di quelle canzoni che magari dfestate, qualcuno, imbracciando la chitarra, inizia a intonare mentre gli amici, intorno a un falof in riva la mare, lo seguono canticchiandone le parole o alcune frasi che, per forza di cose, per amore o per odio, sono rimaste nella memoria collettiva.

Che la musica italiana, tradizionalmente, e che perciof anche le canzoni delle Luci della centrale a loro modo, abbiano nel loro dna una orecchiabilitaf latente, non ef un mistero. Non dimentichiamo poi che Vaso Brondi accompagna la sua voce solo con una chitarra (e qualche scampolo di elettricitaf ed elettronica). Far seguire perof a gcanzoni da spiaggiah lfaggettivo gdeturpatah fa presaggire a un qualcosa in piuf...ma entriamo nel disco e parliamone un pof.

VascoNon un collettivo, come il nome suggerirebbe, ma ma bensi una vera e propria one man band. Ad una ascolto piuf attento perof ci si accorge che il disco, pur essendo firmato dalle Luci, ha in realtaf alle spalle una produzione eccezionale, molto piuf complessa di quanto non sembri, anche se mai troppo invadente: tanti e importanti sono infatti i suoni sparsi, le sottili architetture di chitarre elettrificate, i borbottii acustici dei bassi, i tamburi e le piccole diavolerie elettroniche disseminate, educatamente, nelle dieci tracce del disco dal nume tutelare e co-produttore di questo disco, Giorgio Canali (Rosso Fuoco, P.R.G., C.S.I.). Tutto questo a fare da sostanzioso contorno alle ballate per voce e chitarra di uno degli ultimi cantautori italiani, forse il primo, grande, di questo nuovo secolo. Che poi questo Vasco Brondi, meglio conosciuto con il nome del suo progetto Le luci della centrale elettrica, sia giovanissimo, ventiquattrenne, ferrarese (proveniente cioef non da una di quelle cittaf italiane che soltanto grazie alla fama conclamata delle loro scene musicali e dei loro artisti sdoganerebbero il disco, subito, lanciandolo nello star system ufficiale) non sono che particolari trascurabili. La sua adolescenza e probabilmente i suoi primi ascolti saranno stati segnati da alcuni importanti eventi ed ef facile immaginarne qualcuno: negli anni novanta, nella musica italiana, scomparivano alcuni grandi (pensiamo ad esempio a Battisti, nel 1998 o a De Andref , nel 1999); la cosiddetta new wave italiana era giaf storicizzata e anche il cantautorato assumeva forme nuove ed interessanti, opinabili o meno.

Vasco dal vivoVasco, con disinvoltura, estro e intelligenza riesce a creare e a manifestare nella propria musica un rapporto esclusivo, tutto per sef, diretto e di non subordinazione, con i maestri prima di lui ai quali, in parte, si ispira. Omaggia Rino Gaetano, ad esempio, soprattutto nel suo modo di cantare e nella visionarietaf della sua poetica: nei versi bellissimi di gNei garage a Milano nordh in cui, in coda, inserisce, in punta di piedi, un trasparente cut up a rievocare alcuni passaggi di gIl cielo ef sempre piuf bluh (n.b. celebre brano di Rino Gaetano). Ma anche per Vasco come per il compianto Rino, che soleva cantare di una realtaf amara tentando di esorcizzare lfessenza piuf negativa e insofferente della societaf umana stessa, il cielo ef in veritaf gsempre piuf grigioh.

Nelle sue gcanzoni deturpateh, cantate a squarciagola, con rabbia e disincanto, con i nervi scoperti, con il cuore in mano, lfArte ef nel suo momento di piuf alta ispirazione; mentre il corpo, quello dellfartista stesso, vive momenti anche di indigenza, di difficoltaf nel rapporto con il presente, per la sopravvivenza, nella lotta con le leggi di mercato che inquinano lfArte stessa. Vittima e compartecipe della crisi del mondo circostante e in particolare del proprio paese sempre piuf in mano ad una lobby di manigoldi, lfArtista osserva e racconta il degrado della societaf e dellfambiente in cui (soprav)vive. Non puof non emergere quindi anche il problema dellfautoaffermarzione e dei tortuosi percorsi che la impediscono. Vasco canta di questo e di molto altro, parlando soprattutto e in fin dei conti dfamore, trasfigurando paesaggi urbani giaf di per sef astratti e malcelatamente inospitali. La sua poesia rivela una visionarietaf maggiore e abbastanza diversa dai declami sarcastici e diretti, non privi perof di autoironia, sviluppati nella scrittura post-storicista di Max, mente e voce dei contemporanei Offlaga Disco Pax.

Vasco
Nonostante questo, il suo stile, talvolta onanistico e viscerale, con lfuso di un linguaggio a tratti fortemente introspettivo e simbolista, risulta perof di una straodinaria comunicativitaf.

Un poeta, si...uno degli ultimi.

Grazie di esistere.


Sito ufficiale e myspace:
http://lelucidellacentraleelettrica.blogspot.com/
http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica

Offlaga disco pax - Bachelite 2008
Offlaga Disco Pax gBacheliteh (Santeria 2008)
Indie - novita'

Come si legge spesso tra i blog in rete (ne citiamo uno in particolare) ''descrivere un disco degli Offlaga non e' cosa facile; loro non scrivono canzoni.'' E ancora ''raccontano storie ed e'...  continua

Bachelite
...come assistere alla visione di tanti cortometraggi privati delle immagini e a cui restino solo la voce del narratore e la colonna sonora.'' Questo secondo album esce a tre anni di distanza dal loro disco di debutto ''Socialismo tascabile''. Opera che per la sua straordinaria novita', nonostante tutti i palesi riferimenti al passato sociale e musicale degli anni ottanta in Italia, riusci a mettere d'accordo pubblico e critica. Bachelite insiste sulla linea programmatica del suo predecessore. Leggermente piu' ironici ma sempre sferzanti i toni delle narrazioni. Rispetto al passato, gli arrangiamenti (ancora tra elettronica e post-rock mutante) si fanno talvolta piu' complessi e articolati. Pagine di letteratura in musica che fanno riflettere. E a volte suscitano anche nell'ascoltatore un sorriso cinico e beffardo nei confronti di una realta' che, non solo eufemisticamente, dal techinicolor si riavvia sempre piu' verso il bianco e nero.

Sito ufficiale e myspace:
http://www.offlagadiscopax.it
http://www.myspace.com/odp130


Rino Gaetano - Figlio unico 2007
Rino Gaetano gFiglio Unicoh (Rai Trade 2007)
Classici del Passato

Antologia di inediti e rarita' (preziosa soprattutto la raccolta di alcuni filmati della Rai contenuti nel dvd accluso) per uno dei personaggi piu' interessanti, bizzarri e compianti della musica italiana.  continua

Rino Gaetano
Romano di nascita ma figlio di emigranti calabrasi, Rino cantava, prima della sua scomparsa prematura a trent'anni, nell'81, in un incedente stradale, degli amori, dei dolori e delle speranze, tradite e disincantate, di un uomo normale, sognatore quel tanto ma sempre attento e compartecipe delle disgrazie del popolo. Scelte per questo box commemorativo alcune tra le canzoni piu' famose, piu' belle e significative del cantautore: da Il cielo e' sempre piu' blu, a Gianna, Nuntereggaepiu', Berta filava e molte altre ancora. Indimenticabili le liriche di Rino ma soprattutto la sua voce, per i toni talvolta sofferti e malinconici. Acquisto consigliato per chi gia' lo conosce ma anche per chi non, afecionados e neofiti!


Subsonica - L'eclissi 2007
Subsonica gL'Eclissih (Virgin 2007)
Popular (elettro) - novita'

Nuovo album dei Subsonica. Continua la ricerca intrapresa da qualche anno della band di Torino all'insegna di un suono piu' sofisticato e testi piu' introspettivi, talvolta ricchi di richiami ...  continua

i Subsonica
...con il presente e l'attualita'. Maggiore quindi l'attenzione alla produzione e ai suoni, piu' elettronici che acustici, anche se non sono rari gli inserti quasi orchestrali degli archi o le linee secche e talvolta dirompenti delle chitarre elettriche. Un gruppo ormai maturo, celebre quel tanto che basta per non cadere pero' ancora nel baratro della banalita' e della crisi creativa che spesso contagia molti progetti nati in questi ultimi anni gia' subito dopo gli esordi.

Sito ufficiale: http://www.subsonica.it/


Antonello Venditti - Dalla pelle al cuore 2007
Antonello Venditti gDalla pelle al cuoreh