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La Musica Italiana secondo noi
a cura di Leonardo Marrone
Benvenuti nello spazio dedicato alla musica italiana. Aggiorneremo periodicamente questa pagina scegliendo alcune opere tra gli artisti italiani tra
passato e presente. Abbiamo percio' creato ad hoc tre sezioni in cui troverete le nostre scelte: una prima ''Indie'' (Musica indipendente)
intendendo perlopiu' artisti giovani o che in un particolare periodo della loro carriera hanno scritto opere molto particolari o totalmente fuori ogni
schema (Area, Cccp, Skiantos, Bugo, Giardini di Miro' eccetera eccetera). Una sezione ''Popular'' dedicata invece agli artisti di maggior successo
che hanno attraversato e attraversano tuttora le classifiche e che un po' tutti gli italiani, per amore o per odio, conoscono (Vasco, Elisa, Baglioni,
Tiromancino eccetera eccetera). Un ultima sezione ''I classici del passato'' con alcune delle opere che ormai fanno parte della cultura popolare
italiana (Battisti, De Andre', Dalla eccetera eccetera).
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...un Chitarrista; Cantautore e Scrittore Italiano. E' stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei successivi CSI.
Ma Massimo Zamboni ef gsoltantoh questo? Diciamo pure che sarebbe abbastanza, considerando il valore di galcuneh opere che ha ideato, realizzato e prodotto sotto le sigle sopra citate (gli album "Affinita' e divergenze tra il compagno Togliatti e noi" o "Kodemondo", tanto per fare due esempi esplicativi, sono pagine di Storia "nostra"). E' da qui, o quasi, che comincia la carriera solista di Zamboni. Nel 2004 - citiamo sempre lfineccepibile Wikipedia - ha pubblicato l'album gSorella sconfittah realizzato con Nada, Lalli, Fiamma Fumana e il soprano Marina Parente (...). Ha realizzato per il cinema diverse colonne sonore quali: "Passano i soldati" di Luca Gasparini, "Benzina" di Monica Stambrini, "Velocita' massima" e "L'orizzonte degli eventi" di Daniele Vicari. Questfultimo, donatoci da Massimo, si rivela come una sorta di meta-diario dellfautore stesso. Suddiviso in tre parti ef dedicato a tre cittaf: Berlino, Beirut, Mostar. Si capisce subito, scorrendo il libro, che per lo scrittore questi tre gcentri umanih sono distanti soltanto apparentemente e geograficamente. Al contrario, infatti, si rivelano tre cittaf fortemente vicine, per la loro essenza e per la loro storia, allfanimo e allo spirito dellfautore/narratore/protagonista del testo. E' lui stesso, in prima persona, che osserva queste tre cittaf (anche visitandole e soggiornandoci!) e le fa interagire nel testo come tre luoghi geografici, tre poli culturali e umani, tre cittaf gmadreh; lfautore ha legato indissolubilmente le proprie esperienze e la propria coscienza ad esse. Sente in profondita' il loro modo di trasformarsi, i loro conflitti interiori, nel tempo e nello spazio.
Non cfef da stupirsi allora se durante il suo ascolto si incappasse in degli ovvi dejaf vu; che si riuscisse improvvisamente a intravedere lo gspettroh di Ferretti nella voce di Zamboni (gPersona non gratah); che le chitarre ancora sfavillanti e melodiose ci riportassero alla memoria i C.s.i. (gProve tecniche di resurrezioneh e la coda di gDon' forgeth). Ma se questi sono dei glimitih ef bene considerarne anche i pregi: intanto per cominciare la fine tappezzeria elettro(nica)acustica che lfautore sceglie per le proprie composizioni, interessante anche se talvolta giaf sentita (gGloria gracileh); poi le voci, non soltanto la sua o quella di Nada ma anche quella di una cantante lirica; le bass line molto trip hop (gL'ovvio diritto al nucleare di una vergine iranianah con uno sfondo che sembra rubato da un pezzo gmai scrittoh dei Massive Attack!), la poesia cubista e romantica di Zamboni nei suoi testi. Tutto ciof confluisce in un disco molto ricco; un pof patinato, certo, punto di arrivo di un (cantante) autore capace ancora di sorprenderci e di deliziarci. Tutto sommato glfinermeh ef un bellfoggetto sonoro e visivo, incartato e impacchettato per il piacere nostro e di chi vorraf dedicargli, anche soltanto per pura e semplice curiositaf, un ascolto appassionato. In Italia, ci sentiamo di consigliarlo soprattutto a chi ha amato fino a oggi la collaborazione Zamboni-Ferretti, nei tempi in cui era ancora un matrimonio (artistico) navigato ma felice; in Giappone, a chi invece vuole partire dallfalto di una montagna (la lunga carriera e la decennale esperienza dellfautore) e scendere piano piano a valle, oltre, verso il mare: alla scoperta di un Emilia per niente gparanoicah(*). (*) nota per chi siavvicina per la prima volta al mondo dei CCCP: gEmilia paranoicah ef un brano storico dei vecchi CCCP, caratterizzato da un suono molto cupo e da un testo estremamente nichilista. Oggi Zamboni ha decisamente ammorbidito questo sound e alleggerito in parte i toni della sua poetica anche se rimane un musicista artisticamente e socialmente sempre molto impegnato e una figura di riferimento).
Abbiamo fatto una chiacchierata con Massimo che ci ha raccontato un pochino di lui, del suo passato, delle proprie esperienze come musicista e artista e soprattutto del suo presente come compositore, solista, scrittore e "essere umano".
Ho cominciato a suonare seguendo un percorso di salvezza personale, per una esigenza di vita piu' che di arte. A una eta' in cui allargare la frattura tra il se' che si vorrebbe e la costrizione sociale che ti circonda e opprime diventa un imperativo assoluto. Ho avuto fortuna, gli incontri e le possibilita' ricevute mi hanno lasciato seguire questa strada. Che e' diventata man mano piu' consapevole del carattere universale, salvifico, appunto, di questa ricerca. Fondare un gruppo come CCCP-Fedeli alla Linea, fondarlo su una urgenza immediata in una terra come lfEmilia Romagna che ha nella sua storia tutta la passione, gli ideali e le sconfitte suscitate dallfesperienza socialista del e900, significava prendere coscienza di chi si e', da dove si viene. Suonare gpunk filosovieticoh, significava inventarsi uno strumento di opposizione agli stilemi del rock e allfimmaginario filoamericano. I successivi CSI, molto piu' popolari di CCCP, sono stati un allargamento di queste gistruzioni per sopravvivereh e un aumento della coscienza della possibilita' di affrontare il nostro mondo con gli occhi dellfarte. Poi e' cominciato un percorso solista, che continua a indagare, con musica e scrittura, alcuni temi cardine del nostro vivere assieme: la sconfitta, lfinermita', la grande forza della irripetibilita' individuale e allo stesso tempo la serialita' del nostro esserci. Forse scrivo canzoni dfamore, senza un corpo fisico. Che cosa distanzia lfessenza dei tuoi lavori piu' recenti (come solista) da quella dei tuoi vecchi progetti: musicalmente, esteticamente e concettualmente parlando? Il mio percorso assomiglia sempre piu' alla mia natura. Lavorare da solo ti sprofonda in un viaggio ben piu' profondo di quello offerto dalle dinamiche di gruppo. Dinamiche ricche, grazie alla diversita', ma che prima o poi si cristallizzano necessariamente in un punto di incontro che rende sterili. Essere soli non e' garanzia di per se', e fare musica non puo' essere una attivita' solitaria. Cosi' sono i compagni di strada, gli incontri casuali, spiazzanti, quelli capaci di dare nuovo fiato alla creativita'. Cfe' una gferociah negli obiettivi di un gruppo, che non sono in grado di sostenere, mi sento piu' adatto ai percorsi di deriva.
Molto importante, lfappartenere allo stesso spazio mentale e' insufficiente, senza la condivisione dello stesso luogo fisico. Il guardarsi negli occhi, le 2 chiacchiere veloci dietro il palco sono lo stimolo ulteriore per andare avanti. Io scrivo in Italiano, forse suono anche in Italiano, e come solista non sono mai stato allfestero. Il Giappone sarebbe un buon sogno, forse uno tra i pochi paesi dove sarebbe possibile oltrepassare la barriera delle lingue con immediatezza Parlaci dei dischi, tra quelli che hai inciso sotto diverse sigle, che ritieni fondamentali nel tuo percorso artistico sino ad oggi. Il primo 45 giri di CCCP, in vinile rosso, del 1984,"Ortodossia". Poche canzoni di punk filosovietico, dai titoli che sono gia' un programma: Live in Pankow, Spara Jurij, Punk Islam. Nasce tutto da li, da quelle intuizioni. "Linea Gotica", di CSI, il farsi carico della storia, capire il proprio segmento storico e portarlo in musica. Sorella Sconfitta, il mio primo album da solo, il primo sprofondamento personale dentro la condizione umana nella sua nudita', il carattere collettivo e salvifico della sconfitta Raccontaci invece della tua attivita' come scrittore. Dove si concilia con il mestiere di musicista e compositore e dove invece diverge e prende altre strade.
Che cosa ne pensi a proposito dellfimmagine del nostro paese e della sua fama allfestero; e in contrapposizione, della realta' tangibile e della vera essenza dellfItalia attuale; quanto di tutto questo e in che misura si riflette sul prodotto artistico dei tuoi progetti, oggi? Questa e' una delle centralita' del mio lavoro, e della mia vita. Provo quotidianamente sulla pelle e nei pensieri la frattura e lfimbarazzo tra le tensioni alle quali tu alludi nella domanda, e questa italianita' di melassa del "volemose bene", e dellfitaliano "brava gente" e' una oppressione, in quanto carattere nazionale. Mi sento spesso come un esule in patria. Ho scritto su questi stimoli una canzone per il film Il mio paese di Daniele Vicari, si chiama La Mia Patria Attuale, dove alla ggrande cecita'h in cui siamo costretti a vivere sento di dover opporre una crescente gpassione accesah Che idea hai invece tu del Giappone? Conosco poco del Giappone, per una sorta di gtimore sottopelleh per una visceralita' che non so spiegare meglio. Ne sento il grande fascino, e amo lfessenzialita' e la coerenza di certe linee. Quei mondi interi resi con un solo dettaglio minimo... li sento molto vicini al mio procedere, ne ho anche descritto nel libro Il Mio Primo Dopoguerra. Ricordo un musicista anni f70, Stomu Yamashita, ovviamente conosco Ryuichi Sakamoto, lfimmancabile Banana Yoshimoto, ma confesso di conoscere poco altro. Ti ringrazio molto per questa preziosa chiacchierata. Massimo parlando di una sua visita ai villaggi Chatila e Sabra (Palestina): da Massimo Zamboni , il mio primo dopoguerra, Mondadori, 2005.
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Abbiamo fatto una stimolante chiacchierata con Federico Federici (nome e cognome interessanti, no?!) in merito alla sua etichetta. Un vero e proprio collettivo di creativi e di progetti, non solo musicali (molti infatti anche gli artisti, i grafici e il film-maker coinvolti) che in questo caso possiamo definire veramente gliberih; caratterizzati cioef da un senso estetico e da una filosofia artistica completamente fuori dagli schemi (oggi caratteristiche rare!). Tuttavia questo bizzarro entourage sembra avere dei punti di riferimento ben precisi. Il primo nome che viene in mente a noi e che ci cita lo stesso Federici come fonte di ispirazione dellfintero Madcap, ef innanzitutto il compianto Syd Barrett (genio e motore dei primi Pink Floyd... quelli piu' belli e piu' innovativi, per intenderci); dal titolo del suo primo album solista, "Madcap laughs", trae addirittura origine la sigla dellfetichetta. Ef soprattutto al suo modo di intendere la musica che si ispirano questi artisti: una sorta di bislacco folk vaudeville, attraversato da suoni moderni e di chincaglierie varie; e poi alla sua voce e al suo modo di interpretare il canto, pigolante e ammaliante. Al suo estro nell'appropriarsi e giocare con il senso delle parole e con la musica popolare stessa. Tutto questo si riversa, in chiave contemporanea e riaggiornata nel suono generale dei progetti accolti nel Madcap, tra "puro" weird e allegorie barocche di Fairport Convention e Incredible Strig Band (citazione da Blowup n. 125). A noi pero' viene in mente anche il folk primitivo e pericolante del grandissimo Moondog; i Gentle Giant; non so perchef ma anche Robert Wyatt e certo suono di Canterbury anche se meno serioso rispetto a quellfepoca magica e lontana e talvolta piu' misterioso... Tutti riferimenti indicativi che si dissolvono, come polvere di stelle, nelle musiche del carnevale folle allestito da questi artisti. Su tutti ci ef piaciuta molto Beatrice Antolini e il suo debutto nel 2006 gBig Saloon"h, simile ad una girandola frenetica o a un caleidoscopio dai folli contrasti cromatici; Father Murphy, e il loro suono oscuro e ossessivo; Gretel e Hansel, visionari e un pof residentsiani; Pentolino e il suo assurdo strimpellare folk...
Federico Federici: Il Collettivo Madcap nasce come una famiglia allargata. Segnati dalla cabala, i tre fondatori, nati in sequenza di tre anni uno dall'altro, trovarono in Madap un chiaro omaggio al 6, e al 3 di Syd (se invece provi con Barrett fa 7, non funziona, ma non diciamolo in giro). Federico Federici: A livello di artisti giapponesi, ti devo confessare la mia ignoranza. So che l'anno scorso Gomma Workshop ha coordinato alcuni seminari insieme ad un ragazzo giapponese molto conosciuto in patria, di cui purtroppo adesso non ricordo il nome. L'ambito era comunque sempre quello della performance video-sonora. Io personalmente ho avuto la possibilita' di organizzare alcune date agli storici Ghost, e di conseguenza anche Damon and Naomi, dove era presetne uno dei Ghost. Quando eravamo piu' piccolini ascoltavamo volentieri Zenigeva e Melt Banana, ma l'elenco penso potrebbe andare avanti ancora molto...
Federico Federici: La furia compositiva di molto progetti noise, la scrittura ossessiva che hanno anche quando cercano di seguire la forma canzone. Abbiamo amici che vivono tuttora in Giappone, ogni tanto ci segnalano questo o quel gruppo su myspace. Come anche nuovi tentativi di insegnarci alcuni piatti della cucina tipica. Io recentemente ti direi i peschi, i fiori di peschi. Con Father Murphy ci siamo ripromessi di provare a venire a presentare il nostro nuovo disco a primavera li in Giappone. Appena torniamo dal tour americano ci metteremo subito sotto! Che ne pensi dello stato attuale della Musica, dellfArte e della societa', oggi e in particolare in Italia? Federico Federici: E' una domanda complessa. Ti rispondo a livello personale. Cercando di rimanere piu' che altro sulla tematica della musica e delle produzioni, cosi di primo acchito ti risponderei che la rivoluzione di internet ha di certo contribuito ad abbattere molti ostacoli, dando la possibilita' a molti gruppi di poter essere conosciuti piu' facilmente all'estero. Un difetto e' la mancanza di filtri, anche se e' sempre difficile chi possa dirsi filtro o censore. Credo che per la musica italiana ci siano poche speranze finche' le persone si sentiranno al sicuro solo all'interno delle frontiere del proprio stato, la solita mamma che ci dice che siamo bravi a cantarcele e suonarcele tra di noi. Ci sono proposte di certo valide, tutte pero' con forti esperienze di vita e di attivita' live all'estero. Per chiudere con del romanticismo, penso che la situazione attuale possa avere uno spiraglio per non cemetarsi in una sorta di palude stagnate solo grazie alla riscoperta del supporto, in senso di produzione fisica che attesta un lavoro, un progetto. Il tutto ben mescolato alle enormi possibilita' date dalle piattaforme per la vendita digitale. Accontentare gli estremi, facendo andare in rovina schemi vecchi e classici come le distribuzioni. e' forse un po' estremo, ma penso renda l'idea. vendere solo vinili con dentro o il cdr, o un codice per poter una sola volta scaricare il disco ad alta qualita'. Oppure comprare direttamente dalla piattaforma, per poi aspettare con ansia che il gruppo passi a suonare piuf o meno vicino al luogo dove si vive, per comprarne i dischi.
Federico Federici: Beatrice abbiamo avuto modo di conoscerla grazie ad un amico in comune che aveva gia' notato questa sorta di affinita' elettiva. Pur avendo iniziato a collaborare da un punto di vista quasi esclusivamente professionale, adesso penso a lei prima come ad una amica e ad un membro del collettivo, che a quella matta artigiana di suoni e voci che e'. Penso che Beatrice sia proprio un esempio calzante. Il suo Big Saloon, disco d'esordio, ci ha dato innumerevoli soddisfazioni, ci siamo divertiti a seguirla mentre suonava su e gia' per la penisola. Il disco nuovo e' quasi pronto, e' una bomba. Ma in onesta' le abbiamo detto che speravamo potesse trovare una realta' piu' consolidata, per aver piu' visibilita', piu' possibilita' per suonare dal vivo eccetera eccetera. Lei fa parte di Madcap, ma e' giusto che segua il suo percorso. Adesso pero' non so se posso gia' dare informazioni in merito al suo prossimo disco, quindi mi fermo qui. (n.b. Federico fa riferimento al nuovo disco di Beatrice"A due" uscito per Urtovox questo ottobre; quando lo abbiamo intervistato, prima dell'estate, l'argomento era ancora"top secret"!) Ma non ho praticamente risposto alla tua domanda. Beatrice suona quasi tutto da sola quando registra. Si intende di registrazione, mixaggio e finalizzazione del tutto. Sa avvalersi sempre di ottimi collaboratori, vedi come ultimo Davide Cristiani del Bombanella studio che le ha registrato e premixato il disco negli ultimi 6-7 mesi. Penso che a volte Beatrice faccia fatica a trovar del tempo per fermarsi e respirare, ma di certo e' sempre molto onesta nel modo in cui si presenta, e questo secondo me e' uno dei suoi punti di forza. Penso che consiglierei a tutti, per accingersi al suo mondo, di provare ad assistere ad un suo concerto. Penso sia il modo migliore, insieme alla sua musica, per capire da dove possa venir fuori... Leonardo: Grazie Federico, speriamo di vedervi presto da queste parti.
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Band esordiente della Versilia (anche se in realtaf attivi giaf da molti anni).O meglio, come amano precisare loro, per tre quarti del gruppo, di Massarosa, in provincia di Lucca. Il loro debutto gDiferoedibotteh ef una piccola sorpresa nel panorama rock italico attuale. La musica, carica di tensione ma sempre orecchiabile e godibile nella sua essenza, lascia intravedere talvolta certe influenze: probabilmente soltanto delle somiglianze, vista la maturitaf e la forte caratterizzazione del loro sound. A tratti, ascoltando con sincero entusiasmo il loro disco, ci sono tornate infatti alla mente alcune complicate melodie dei Radiohead (quelli certamente piuf ispirati, dei dischi piuf recenti); altre volte, il loro impatto e il loro stile ce li hanno avvicinati alla forza espressiva di certe soluzioni melodiche e di alcuni particolari incastri ritmici, tipici del rock asciutto e epico dei Mogwai. Piuf in generale, si tratta perof di tutta farina del proprio sacco, senza dover ricorrere necessariamente a paragoni eccessivamente forzati. Su tutto si staglia la voce limpida ed espressiva di Fabio Angeli, talvolta affilata, altre volte dolcemente increspata; interprete capace, narratore di storie di persone e di stati dfanimo, di sconfitte e sguardi allo specchio, di "ferro e di botte".... Veramente un bel disco e un ottimo inizio (nel loro caso forse un "traguardo", vista la lunga gavetta!). Il fatto che la gstarh Vasco Rossi li abbia voluti accanto a se' nel suo ultimo tour in giro per lfItalia, non saraf mica un caso... Bravi, bravissimi. Abbiamo raggiunto per mail Fabio che ha risposto con entusiasmo ad alcune nostre domande. Innanzitutto grazie per la vostra risposta e per la disponibilitaf. Siamo veramente felici di poter accogliere Esterina tra le pagine del nostro nuovo sito. Immagino che in questo periodo sarete abbastanza occupati con la promozione di gDiferoedibotteh. Perciof non vi rubiamo tanto tempo. Leonardo: Se dovessimo tradurre cosi comfef, letteralmente, il titolo del vostro disco in giapponese non se ne capirebbe bene il significato e i perchef e soprattutto non si riuscirebbe a far comprendere se esiste veramente o meno una certa ironia dietro questa scelta. Gli ipotetici fruitori attribuirebbero la cosa al solito humor sornione, bizzarro e al nonsense che per i giapponesi risulta talvolta misterioso e inspiegabile, degli italiani e del loro modo di pensare. Perchef avete scelto gEsterinah e che cosa significa veramente gDiferoedibotteh? Quale significato o quali significati avete voluto dare a queste due scelte? Fabio: Esterina e' un nome di donna, diminutivo di un nome ormai poco diffuso, se non nelle persone anziane che il caso vuole gzittelleh (nubili) o vedove. In ogni paese delle nostre parti se c'e' un'esterina e' sola. Per questo noi la definiamo nella nostra biografia guna donna minoreh. E' una scelta di gsconsuetudineh e indipendenza dai gbattesimih roboanti dell'immaginario rock dove spesso le band cercano nel nome una sintesi improbabile e/o gagiograficah della loro attitudine. Esterina e' anche la prima parola e il soggetto della poesia gfalsettoh di Eugenio Montale : Esterina, i vent'anni ti minacciano; oltre che un film di Carlo Lizzani, dove si racconta, nell'Italia dell'immediato dopo guerra, la storia di una ragazza (Esterina appunto) che vuole scappare dalla campagna per la citta'. Noi siamo cresciuti e viviamo in un piccolo paese di campagna e tutte queste cose penso chiamino bene la nostra vicenda oltre che dargli un nome. Per di gdiferoedibotteh il discorso e' un po' diverso nel senso che e' un esperimento. gDi fero e di botteh e' un verso della canzone gferoh, parola dialettale che indica il ferro, ma come ho cercato di spiegare in altre occasioni, con un senso deteriore o iperbolico. Cerco di spiegarmi meglio: la parola fero nella mia esperienza (mio padre fa il fabbro) porta con se un rapporto semiotico diverso tra significante (fero anziche' ferro) e significato (il metallo) fero oltre a indicare il metallo ne indica nell'intercalare un materiale scadente per la sua debolezza alla ruggine o la pesantezza di un materiale duro da trasportare, cosi come viceversa, la capacita' di un uomo di sopportare gli eventi, ge' di feroh e' un espressione tipica per dire quanto uno sia capace di portare il dolore o la fatica, consapevoli del fatto che il ferro o meglio il fero non e' eterno. gdiferoedibotteh proviene dal verso ge' di fero e di botteh, verso che racconta di un uomo che e' fatto di gferoh (indistruttibile) e di gbotteh ovvero di percosse, di tonfi, di danni, perde il verbo iniziale e si contrae in un'unica parola che non esiste in italiano e che tenta di sintetizzare quello che ho cercato di spiegare fin qui con grossa difficolta'. Leonardo: Se oltre al vostro disco doveste consigliare qualche titolo ad un vostro potenziale ascoltatore giapponese, da quale vorreste che iniziasse e perchef? Quali altri titoli italiani secondo voi dovrebbe assolutamente non perdersi? Fabio: Non credo di poter consigliare dei percorsi conseguenti, che spero costituiscano l'esperienza che ognuno fa dell'arte in particolare e del mondo in generale. Cioe' non saprei. Forse bisognerebbe parlarne. Voglio dire se uno e' innamorato di Hemingway non e' detto che lo debba essere di Conrad ma magari di Camus si. Ho visto che sul vostro sito avete parlato de gle luci della centrale elettricah che e' una voce nuova nel panorama italiano e merita di essere conosciuto. Credo che uno dei lavori piu' importanti per quanto riguarda la canzone italiana (ma non solo) degli ultimi anni e per molti altri ancora sia gOvunque proteggih di Vinicio Capossela, (vado a braccio e per frequentazione piu' che per tassonomica classificazione) la voce di Nada, il nuovo cantautorato di Moltheni e Marco Parente, le parole di Emido Clementi dei Massimo Volume, gKo de Mondoh dei CSI ma poi la musica strumentale dei Giardini di Miro', il rock anglofono degli Yuppie Flu e uno dei piu' grandi gruppi grockh italiani di sempre: gli Zu, che pero' forse da quelle parti sono conosciuti per essere stati apprezzati e sponsorizzati da John Zorn. ![]() Leonardo: Voi siete orgogliosamente toscani, della Versilia, giusto? I giapponesi, purtroppo ( e lo dico sinceramente perchef mi piace molto la vostra zona, in particolare lfaria decadente e magica che si respira a Viareggio, in qualsiasi stagione, ma anche lfentroterra alle sue spalle che torno a visitare sempre, quando sono in Italia) non conoscono molto bene questa zona della Toscana offuscata dalla fama turistica di altre cittaf della regione... blando campanilismo a parte, che cosa vorreste dire a dei potenziali visitatori giapponesi, della vostra terra?
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...nel rock 'n roll sghembo di "E' dura essere Silvan", apologia della fatica di sostenere la propria immagine, sempre uguale a se stessi, e' contenuta forse la filosofia estetica che riassume, nella propria essenza, questo ultimo disco della band guidata da Manuel Agnelli.Opera rock dai forti connotati ghardh. Ma in questo molta ef (lfauto) ironia che il gruppo infonde a questo disco, affilati e urticanti entrambi. Un album fatto di urgenze espressive, che non sceglie scorciatoie, tanto nella forma (i suoni) quanto nei contenuti (le liriche). Citiamo qualche titolo, tra quelli che ci sono sembrati i piuf interessanti; una sorta di gmanometrih a indicare la pressione di un album costantemente sullforlo del collasso e con pochi istanti di respiro: il rock raggrumato e cafone di brani come gTutti gli uomini del presidenteh, lascia al posto alle fantasie visionarie e orchestrali, ricche di scampoli di elettronica e fiati di gMusa di nessunoh o di gDove si va da quih; e poi la ballata sballata, con tanto di cori gospel , gOrchi e streghe sono solih; tutto questo per rituffarsi nel clima visionario della sarabanda "finto-rock", dislessica e travolgente, di gNeppure carne da cannoneh. I milanesi ammazzano il sabato - titolo che mai come di questi tempi ci ef parso tanto azzeccato per unfopera (dfArte) quanto bellissimo se scelto per questo disco - mette in fila quindi una serie di poesie urbane con afflato bukovskyano, senza orpelli o fantasmi letterari a cui render conto. Il disco ef il punto di arrivo, nel 2008, di una band mutante, come poche in Italia, e anche per questo da considerare tra i pochi progetti di facile esportazione e di largo consenso anche allfestero (ricordiamo il loro recente tour in America e la produzione di John Parish). Ma non per questo chini a chissaf quale cliche esterofilo di sorta. Gli Afterhours, pur con le loro stranezze e i loro umori, rimangono un gruppo rock, nel senso classico del termine; indisciplinato e (sempre) sorprendente. gmediocri in salvo - di tutto il mondo - ovunque siate - ego vi assolvoh (Manuel Agnelli, gEf solo febbreh) Sito ufficiale e myspace: |
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...del nostro paese, oggi. Questo forse anche grazie ad una maggiore autoderminazione nelle nuove generazioni di musicisti - chi lo sa - soprattutto contro le globbyh di alcune delle grandi major della musica. Certamente supportati anche dallfaiuto delle infinitef possibilitaf offerte dai mezzi tecnici disponibili oggi - i computer, internet ecc. - e certamente dagli effetti, quelli positivi, della globalizzazione. Tante realtaf si schiudono come i cento fiori di Mao, in tante province italiane: dalla Sicilia dei Marta sui Tubi allfEmilia Romagna dei Penelope sulla Luna passando ancora, ad esempio, per il sud con i pugliesi il Quartetto LfEscargot. I Camera 66 provengono da queste scene. Sono una di queste voci, fin troppo poco nel coro, semplicemente brillanti. Parliamo un pof del loro disco: inutile negare le influenze orgogliosamente e intelligentemente assimilate e riproposte in chiave locale nella loro musica: su tutte, ci sembra, certo suono della Chicago anni f90 (alcune coordinate, ad esempio: David Grubbs e il suo folk-rock cubista , la classe dei Tortoise piuttosto che lfimmediatezza della musica dei June of 44). Ma tutto ciof efun loro pregio e non un difetto o un limite; ci si rende conto, attraverso questo e molti altri importanti particolari della loro musica (tra cui lfuso totalmente originale della voce e delle parole) che forse gquesti italianih fanno veramente sul serio per uscire dai propri confini nazionali e autopromuoversi coraggiosamente, accanto ad artisti di altri paesi. Cfef dellfaltro in gIn sospesoh: ad esempio, tanta elettronica, usata con gusto ed equlibrio. Un disco sobrio, un tantino troppo elegante, che si lascia ascoltare . Non ef vecchio, gioca su linguaggi espressivi diversi e ci fa sperare nel futuro della musica italiana: un futuro non necessariamente fatto anche di bravi copisti sempre chini perof a modelli stranieri o con una insuperabile venerazione (che nel frattempo sembra essersi trasformarta in irrecuperabile e sterile soggezione!) nei confronti dei mostri sacri nostrani e dei loro inarrivabili "capolavori". Avete dei punti di riferimento anche puramente ideali e che anche senza accorgervene confluiscono nella vostra musica... |
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ll Genio = amore per il vintage. Ma non solo. La Francia di Gainsbourg e quella piuf vicina a noi, modernista, degli Air; ma non basta. Un suono che allfItalia, seppur cosi radicata la cultura e lfamore per la melodia, mancava in tali fattezze. Il pop voluttuoso e celebrale dei Baustelle ci si avvicina, ma il Genio osa una formula piuf soft, almeno nelle apparenze. Meteora pop dai mille (ris)volti. Luminosi e nostalgici come una palla a specchi in una discoteca di altri tempi, ma non cosi digeribilli come le apparenze vorrebbero; proprio come lo era il divino (e giaf citato) Gainsbourg e accanto a lui le sue muse (dalla Bardot alla Birkin) a cui il pop elettronico e da modernariato del Genio sembra ispirarsi. Cugini piuf pop dei luminosi Blonde Redhead nel loro ultimo g23h, al posto di Kazu Makino (voce e femme fatale dei Blonde Redhead) troviamo Alessandra Contini con la sua voce da lolita erotico-provocante. Tutte orecchiabili e appiccicose queste canzoni con i titoli e le liriche dai significati piuf ambigui e intriganti (gPorno poph, gGli eroi del Kung-fuh , gApliqueh) e testimoni di una nuove stagione per la musica italiana. Inutile citare qualche traccia in particolare, si farebbe un torto a quelle non nominate; ma su tutte ci sentiamo almeno di chiamare in causa la splendida gA questo puntoh, capolavoro del duo e summa dellfestetica ambigua e sensuale di tutto lfalbum. Musiche tutte da gustarsi, sotto il sole, nella penombra di una afosa siesta estiva, a lume di candela, in agosto allfimbrunire, quando alzando gli occhi al cielo il tramonto sembra proprio non arrivare mai.
Abbiamo rivolto alcune domande a Gianluca De Rubertis (tastierista e arrangiatore del duo) e a Alessandra Contini (coautrice, voce e basso) che nonostante siano impegnatissimi con il tour promozionale del loro disco ci hanno regalato questa mini intervista: Cari Gianluca e Alessandra vorrei farvi una domanda con una introduzione un pof strana: In Giappone spesso parlando degli italiani e dei loro modi di fare si cita questa frase gitaliano: mangiare, cantare e amore.h Che ne pensate di questo stereotipo sugli italiani?
Che cosa ne pensate di quello che avviene in questi ultimi tempi in Italia (la politica, i problemi sociali come la mafia o le recenti vicessitudini di Napoli, la crisi economica e culturale eccetera...) che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese?
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...seguendo la band durante i loro concerti. E poi un reportage sulla loro incredibile performance dal vivo in un igloo in Van Senales: un concerto unico suonato solo con strumenti scolpiti nel ghiaccio (creati dal liutaio Tim Linhart).Insieme al dvd anche un cd con quattro nuove strabilianti canzoni in bilico tra rock, folk, sperimentazione, divertissement... Tutto questo come gustosa introduzione al loro prossimo album ufficiale,gSushi e cocah, che usciraf questo ottobre. Si prospetta un autunno molto interessante... In attesa di tutto questo li abbiamo intervistati. Ciao Gio, Ciao Carmelo e Ciao Ivan...
Molti giapponesi leggendo di voi, scoprendo che siete siciliani doc ma che vivete e lavorate fondamentalmente tutti a Milano si chiederebbero allora che cosa ci fate in una cittaf cosi lontana dalla vostra terra di origine? Da queste parti la Sicilia ef molto apprezzata e decisamente in risalita tra i gusti dei giapponesi nel turismo e per la cultura italiana. Che cosa ci potete dire di questa cosa? La componente live, l'esibizione dal vivo, il rapporto diretto musicista-fruitore, come per altri artisti italiani mi sembra sia fondamentale per voi. Soprattutto con il vostro pubblico in Italia. Avete in programma in futuro, sulla base del seguito che state riscontrando, di esibirvi in altri nazioni (se si, dove?) e di allargare i vostri tour in altri paesi? Sogno:...riusciremo a vedervi anche qui in Giappone?!
Il nuovo disco hSushi e Cocah che mi dicevate usciraf a ottobre, ef prodotto da Taketo Gohara. Raccontateci un pof di questa collaborazione; qualche informazione sul signor Gohara; perchef avete deciso di lavorare con lui eccetera eccetera. In Giappone cfef uno stereotipo piuttosto diffuso sugli italiani e sullfitalianitaf; un modello culturale e sociale italiano che ef, nel bene o nel male, nellfimmaginario di un pof tutti i giapponesi, dallfuomo della strada allfintellettuale di nicchia; si riassume in una definizione in tre parole: hmangiare, cantare, amoreh. La diffusione e la prosperazione di questo tipo di fama e' dovuta in parte anche un pof a noi italiani che siamo qui; soprattutto a chi di noi ef in contatto diretto con il gpubblicoh giapponese, attraverso lfinsegnamento o i media. Quanto vi sembra vero di questa definizione degli italiani e quanto vi riconoscete, se vi ci riconoscete, in questo gmodelloh come italiani e come artisti italiani? Se ci fossero le possibiltaf che cosa vorreste esportare di voi, della vostra arte e dellfItalia in Giappone? Che cosa pensate di questo a proposito dellfimmagine e della fama allfestero del vostro paese e invece della realtaf tangibile, dei problemi, della politica e dellaf societaf dellfItalia attuale e che cosa vorreste dire voi ad un popolo non occidentale del vostro paese? Che idea avete invece voi del Giappone? Se vi interessa, per quale motivo? Ok, vi ringraziamo tanto per questa interessante chiacchierata. Grazie.
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...tanti quanta la gente ai loro concerti o i fan ad attendere un loro gesto e pronti ad assecondare ogni loro capriccio. Fatto ef che il disco ef bellissimo, fatto di canzoni di alta qualitaf di scrittura, con incisi memorabili come non se ne sentivano dai tempi di gAzzurroh o gSe Telefonandoh.
Entriamo con occhio clinico in questo disco: chi segue la musica italiana da sempre si accorge che potrebbe essere unfinstantanea sullo stato attuale del pop nostrano. La poetica dei Baustelle ef un concentrato di raffinato cinismo; subliminale come gli effetti dellfassenzio; dolcemente iniettato nelle quindici tracce del disco. I veleni contenuti in queste musiche aggrediscono con non scalance le orecchie e la mente dellfascoltatore; questo soprattutto attraverso le liriche agrodolci di Francesco Bianconi, interpretate tanto dal leader maschile (dal cantato talvolta un pof salmodiante e umorale come Battiato, altre volte profondo e avvolgente come De Andref) quanto dalla voce sensuale della tastierista, Rachele Bastreghi. Gli arraggiamenti vantano poi, questa volta, una produzione pressochef impeccabile (a cura degli stessi Baustelle e in collaborazione con Carlo U. Rossi, giaf importante produttore nella scena indie italiana, dagli anni ottanta a oggi) ricchi di arrangiamenti orchestrali che accompagnano e interagiscono con il rock sofisticato e patinato dei Baustelle. Numerose le collaborazioni, doveroso citiare almeno il Maestro Alessandro Alessandroni (il famoso fischio, ma non solo, nelle celebri colonne sonore di Morricone per i film western di Sergio Leone) lf Orchestra d'Archi Edo Dea Ensemble di Edoardo De Angelis e Silvia Catasta diretta da Fabio Gurian, una sezione fiati, il musicista etiope Mulatu Astakte, Sergio Carnevale (giaf nei Bluvertigo ) Beatrice Antolini, lfarpista e percussionista Beatrice Martini e molti altri.
gIntanto Dio guardava il Figlio Suo E in onda lo mando'h. Amen.
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| Premessa: un tipo da spiaggia, una canzone da spiaggia...
Che la musica italiana, tradizionalmente, e che perciof anche le canzoni delle Luci della centrale a loro modo, abbiano nel loro dna una orecchiabilitaf latente, non ef un mistero. Non dimentichiamo poi che Vaso Brondi accompagna la sua voce solo con una chitarra (e qualche scampolo di elettricitaf ed elettronica). Far seguire perof a gcanzoni da spiaggiah lfaggettivo gdeturpatah fa presaggire a un qualcosa in piuf...ma entriamo nel disco e parliamone un pof.
Nelle sue gcanzoni deturpateh, cantate a squarciagola, con rabbia e disincanto, con i nervi scoperti, con il cuore in mano, lfArte ef nel suo momento di piuf alta ispirazione; mentre il corpo, quello dellfartista stesso, vive momenti anche di indigenza, di difficoltaf nel rapporto con il presente, per la sopravvivenza, nella lotta con le leggi di mercato che inquinano lfArte stessa. Vittima e compartecipe della crisi del mondo circostante e in particolare del proprio paese sempre piuf in mano ad una lobby di manigoldi, lfArtista osserva e racconta il degrado della societaf e dellfambiente in cui (soprav)vive. Non puof non emergere quindi anche il problema dellfautoaffermarzione e dei tortuosi percorsi che la impediscono. Vasco canta di questo e di molto altro, parlando soprattutto e in fin dei conti dfamore, trasfigurando paesaggi urbani giaf di per sef astratti e malcelatamente inospitali. La sua poesia rivela una visionarietaf maggiore e abbastanza diversa dai declami sarcastici e diretti, non privi perof di autoironia, sviluppati nella scrittura post-storicista di Max, mente e voce dei contemporanei Offlaga Disco Pax.
Un poeta, si...uno degli ultimi. Grazie di esistere.
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...come assistere alla visione di tanti cortometraggi privati delle immagini e a cui restino solo la voce del narratore e la colonna sonora.''
Questo secondo album esce a tre anni di distanza dal loro disco di debutto ''Socialismo tascabile''.
Opera che per la sua straordinaria novita', nonostante tutti i palesi riferimenti al passato sociale e
musicale degli anni ottanta in Italia, riusci a mettere d'accordo pubblico e critica. Bachelite insiste
sulla linea programmatica del suo predecessore. Leggermente piu' ironici ma sempre sferzanti
i toni delle narrazioni. Rispetto al passato, gli arrangiamenti (ancora tra elettronica e post-rock mutante) si fanno
talvolta piu' complessi e articolati. Pagine di letteratura in musica che fanno riflettere.
E a volte suscitano anche nell'ascoltatore un sorriso cinico e beffardo nei confronti di una realta' che,
non solo eufemisticamente, dal techinicolor si riavvia sempre piu' verso il bianco e nero. Sito ufficiale e myspace: http://www.offlagadiscopax.it http://www.myspace.com/odp130 |
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Romano di nascita ma figlio di emigranti calabrasi,
Rino cantava, prima della sua scomparsa prematura a trent'anni, nell'81,
in un incedente stradale, degli amori, dei dolori e delle speranze,
tradite e disincantate, di un uomo normale, sognatore quel tanto ma sempre
attento e compartecipe delle disgrazie del popolo. Scelte per questo box
commemorativo alcune tra le canzoni piu' famose, piu' belle e significative
del cantautore: da Il cielo e' sempre piu' blu, a Gianna, Nuntereggaepiu',
Berta filava e molte altre ancora. Indimenticabili le liriche di Rino
ma soprattutto la sua voce, per i toni talvolta sofferti e malinconici.
Acquisto consigliato per chi gia' lo conosce ma anche per chi non, afecionados e neofiti! |
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| ...con il presente e l'attualita'. Maggiore quindi l'attenzione alla produzione e ai suoni, piu' elettronici che acustici, anche se non sono rari gli inserti quasi orchestrali degli archi o le linee secche e talvolta dirompenti delle chitarre elettriche. Un gruppo ormai maturo, celebre quel tanto che basta per non cadere pero' ancora nel baratro della banalita' e della crisi creativa che spesso contagia molti progetti nati in questi ultimi anni gia' subito dopo gli esordi. Sito ufficiale: http://www.subsonica.it/ |
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